L’emarginazione dell’Europa sullo scenario mondiale, evidenziata apertamente dal G2 di Pechino Trump-Xi, è stata denunciata con forza ad Aquisgrana, davanti ai big di Bruxelles, dall’ex presidente della BCE ed ex premier Mario Draghi: un isolamento che non ha precedenti nel dopoguerra e che richiede scelte politiche urgenti per evitare il tracollo del Vecchio Continente.
Draghi chiede anzitutto due cose: schiena dritta verso gli USA di Trump (passati da alleati ad avversari); abolizione del diritto di veto per ognuna delle 27 nazioni della UE, per superare l’immobilismo di Bruxelles consentendo al Governo europeo scelte rapide ed efficaci. In altre parole: meno sovranismo, più solidarismo. Contestualmente indica i campi d’azione: finanza comunitaria, investimenti massicci nelle nuove tecnologie (IA), politica estera e di difesa comune.

Il rilancio europeista di Draghi tocca tutti: l’Esecutivo di Ursula von der Leyen, il Parlamento di Strasburgo, i 27 Paesi della UE. In Italia il governo Meloni ha sinora difeso il diritto di veto, anche per i forti rapporti con la destra sovranista di Fratelli d’Italia e Lega: questo è il tallone d’Achille della coalizione di destra-centro, nonostante la presenza nel PPE di Forza Italia. Anche il recente raffreddamento con Trump non ha cambiato il contesto geo-politico europeo di Palazzo Chigi.

Nel “campo largo” il Pd mantiene la tradizione europeista, ma con prudenza, per non rompere con il M5S (all’opposizione a Strasburgo e “neutralista” sul conflitto russo-ucraino). La segreteria Schlein coltiva soprattutto i rapporti con la sinistra mondiale, dallo spagnolo Sanchez agli americani Obama e Sanders.

Il monito di Draghi tocca indirettamente sia la Meloni sia la Schlein perché il governo comunitario europeo presuppone “larghe intese” (date le differenze tra i 27 Paesi); inoltre la sfida sulle tecnologie tocca anzitutto gli USA, dove gli oligarchi alla corte di Trump hanno avuto la spinta iniziale dalla presidenza Clinton-Gore, alfieri della sinistra liberale e capitalista.

Un sostegno “europeista” è giunto dal fondatore dell’Ulivo Romano Prodi, intervenuto all’assemblea di “Comunità democratica”, che raccoglie la componente di ispirazione cattolica nel centro-sinistra. L’ex premier ha confermato le sue critiche alla linea radicale della Schlein, auspicando una forte unità dell’area riformista, il cui contributo è essenziale per il governo del Paese. Nel dibattito sono emerse due tendenze: un ruolo maggiore nel Pd, la nascita di una nuova Margherita, come quarta gamba del centro-sinistra. Come punto d’unione l’intervista a “La Stampa” del presidente dei Popolari Castagnetti (“vicino” a Sergio Mattarella), che ha sottolineato il fallimento, con Trump, del primato del capitalismo illiberale e i nuovi spazi che si aprono alla politica di ispirazione cristiana, in primis con i temi della pace e del solidarismo tra i popoli. Ancora tra gli echi europei a Draghi, va segnalata l’intervista al “Corriere” dell’ex premier Mario Monti: auspica per la politica estera un tavolo comune maggioranza-opposizione.

Il clima sembra tuttavia già elettorale, sullo schema bipolare destra-sinistra, come nel 2022. Con una novità: una maggiore tensione entro i due Poli. Clamoroso il dissidio tra i due vice-premier Salvini e Tajani sulla tragedia di Modena; il leader leghista, scavalcato nell’odio agli immigrati dall’ex alleato Vannacci, ha proposto per l’attentatore il ritiro della cittadinanza, il capo di Forza Italia ha ricordato la malattia psichiatrica dell’aggressore e, soprattutto, la sua nascita in Italia e la laurea, sottolineando trattarsi di un cittadino come gli altri, con gli stessi diritti e doveri. La Lega ha portato avanti la sua campagna anti-immigrati anche a Strasburgo, dov’è stata giustamente respinta, in nome di un principio basilare di civiltà: la parità di tutte le persone, senza distinzione alcuna. Meglio sarebbe stata una discussione sui livelli garantiti di cure psichiatriche, per una prevenzione dei disastri.

La strumentalizzazione del grave fatto di Modena per fini elettorali preoccupa perché dal voto politico ci separano diciotto mesi. Occorre guardare in alto ed affrontare i nodi politici europei e italiani posti da tre leader diversi come Draghi, Prodi, Monti. Non una politica da bar, ma un progetto di servizio al Paese, nella logica del “bene comune” che abbraccia tutti, senza odiatori.