In una intervista al “Corriere della Sera”, il Presidente Usa Donald Trump ha rivolto grandi elogi alla Premier Meloni, “amica” della Casa Bianca; ma le lodi non hanno giovato alla Presidente del Consiglio perché la politica di guerra degli USA è criticata da un’ampia maggioranza di italiani, compresa una fascia consistente dell’elettorato di destra-centro.
Le parole di Trump hanno fatto emergere le ragioni dell’incertezza e della confusione del governo sull’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran: il silenzio iniziale della Meloni, la relazione burocratica del ministro degli Esteri Tajani alla Camera, subito contraddetta dalla ferma posizione del Ministro della Difesa Crosetto, che ha definito la linea Trump-Netanyahu “fuori dal diritto internazionale”. Successivamente, la stessa Meloni è uscita dal riserbo, dichiarando: “non condivido e non condanno”, un’espressione subito considerata da autorevoli media e dall’opposizione come degna di Ponzio Pilato. Ieri al Senato finalmente le comunicazioni sulla situazione nel Golfo ed in vista del Consiglio UE, con l’affermazione “Noi non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra“.
Ma sono le basi giuridiche e morali della guerra a risultare assenti: perché il conflitto improvviso mentre erano in corso trattative tra le parti? Il Presidente USA può sostituirsi all’ONU nel decidere il futuro degli Stati, come ha fatto Putin con la martoriata Ucraina? Gli interessi di un singolo Paese possono prevalere sul rispetto del diritto internazionale senza seminare nel mondo una situazione di caos? E poi, come in Venezuela, c’è la questione del petrolio, mentre appare minore l’attenzione per le molte vittime innocenti della guerra. Questo non significa attenuare la responsabilità del regime oppressivo di Teheran, ma la democrazia non si esporta con le bombe. Peraltro, dopo l’uccisione di Khamenei, la linea bellica USA-Israele ha favorito l’elezione del figlio del leader ucciso, sostenuto a Teheran dai pasdaran, contro la posizione “trattativista” dei leader religiosi.
La presidente Meloni si appella spesso all’Europa e con Francia, Germania e Gran Bretagna, partecipa, giustamente, alla difesa di Cipro, paese dell’UE. Manca il pieno sostegno al governo di Bruxelles, con le voci dei presidenti von der Leyen e Costa in secondo piano. Questo approccio riguarda anche il “campo largo”, con i Pentastellati all’opposizione; in particolare, il M5S ha votato contro gli aiuti all’Ucraina, come l’ultra-destra dell’ex-generale Vannacci, sia pure con diverse motivazioni.
Sul piano etico-culturale (con forti riflessi politici) non va ignorato il sostegno a Trump della destra protestante americana, analogo all’appoggio della Chiesa ortodossa russa a Putin; alla Casa Bianca i leader protestanti hanno addirittura evocato la “guerra santa” contro l’Islam.
Si può accettare questo ritorno alla religione come strumento bellico? Perché non dare spazio, anche politicamente, al costante appello di pace di Papa Leone XIV, alla trattativa anziché alla guerra, al rispetto della vita umana, sempre superiore agli interessi dell’economia?
Governo e opposizione, anziché sterili polemiche elettorali, dovrebbero ripensare il ruolo dell’Italia nel bacino del Mediterraneo, contribuendo concretamente alla ripresa di un dialogo di pace tra israeliani e arabi, superando il forum misterioso messo in piedi da Trump, passato in poche settimane dalla pace in Medio Oriente alla guerra.
La politica italiana, infine, dovrebbe cercare un confronto costruttivo anche in quest’ultima settimana di campagna referendaria sulla Giustizia. L’ha auspicata Marina Berlusconi, in una lettera a “la Repubblica” e vi si è sostanzialmente associata Giorgia Meloni, escludendo in ogni caso la crisi di governo. Ma dal Ministero di Grazia e Giustizia è arrivato un siluro alla tregua politica: il capo-gabinetto del ministro Nordio, la magistrata Giusy Bartolozzi ha detto in tv “votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che è un plotone di esecuzione”. Il Ministro ha corretto il tiro, ma non ha annunciato provvedimenti; e Fratelli d’Italia non ha invitato Nordio al comizio conclusivo sul referendum con la premier.
Dalla guerra alla giustizia c’è al momento molta nebbia nei Palazzi romani.


