“Dalle Alpi ai Ghati”

PROSEGUE IL RESOCONTO DI VIAGGIO DEI TRE SALESIANI DEL CAGLIERO

(quindicesima puntata)

A Bombay

Dal Victoria, Giovedì 5 Settembre 1935

Abbiamo avuto diverse volte la sensazione di essere sul punto di fare una grande partenza, partenza più importante della precedente… Ora però ecco il giorno del nostro più grande arrivo: l’arrivo a Bombay dopo 4 lunghi giorni di cielo e di acqua!

Ci alziamo verso le 3 e mezza per ascoltare l’ultima Santa Messa e ricevere Gesù d’Amore ancora una volta sul Victoria… Padre Giovanni è ancora un po’ indisposto, e non può celebrare. Facciamo allora ogni nostra cosa coi Padri delle Missioni Estere; e dopo andiamo tutti a prua, dove è già stato avvistato l’ancora molto lontano faro di Bombay.

Siamo ancora immersi nell’oscurità; il cielo ci appare però denso di nuvoloni; e appena si rischiara un po’, notiamo subito che il cielo indiano è molto diverso non solo del nostro, ma di quello veduto fino a ieri… Sì, è il cielo dell’India, e particolarmente di Bombay, sempre pronto a riversare un diluvio di acqua sui poveri mortali!

Siamo ormai a buon punto: il faro è vicino. Appaiono ora i primi scogli, ed ecco là, in lontananza, una lineetta nera: Bombay! Ecco finalmente un po’ di contorno all’orizzonte, il profilo della costa; e adesso un po’ di dettagli nella massa biancastra della città: le costruzioni, gli edifici più rilevanti; i quali si trovano proprio davanti, prospicienti l’Oceano… Bombay ci si presenta come la potremmo vedere su di una comune cartolina, con le linee geometriche, regolari di città modernissima…

Ora ecco l’approssimarsi d’alcune imbarcazioni: sono quelle delle autorità, per le solite formalità di legge; e finalmente il nostro arrivo, il fermo e l’ancoraggio della nave: siamo più contenti che commossi di poter dire tra noi: siamo arrivati!… il viaggio è terminato! Siamo tuttavia un po’ commossi! Dopo l’inevitabile tedio di alcune giornate tanto uguali, ecco ora la realtà della meta raggiunta! Mentre agganciano e bloccano le passerelle alla nave, ci diamo a un po’ d’osservazione; specialmente Villa lo fa più intensamente di tutti…

“Perdindirindina, esclama Colombo, che cosa vedi di bello?”. “Guarda, guarda come si grattano…” “Si grattano? Chi?”. “Loro. Gl’Indiani”. Ah, furbo d’un Villa: ha proprio ragione! Ecco lì difatti, sul molo, una folla di uomini del porto; i quali fanno proprio questo gesto poco raccomandabile di quando in quando… Ci informiamo circa questa novità, e sappiamo che è causata non tanto dalla poca igiene, quanto dal clima… Adesso il buon Villa diventa quasi pallido, e con voce fioca si domanda: “Caro mio, grataturi erimus?”. Noi allora ci facciamo in quattro per consolarlo: tanto che ora egli è già un po’ consolato; e quegli uomini sono in questo punto tutti impiegati in un lavoro di forza, e non possono più attendere… alla graticola.

La passerella è ormai fissata; le formalità dello sbarco sono compiute: sale tosto sulla nave una vera folla di persone: tra le prime il Signor Don Torquis, Direttore dell’Istituto di Bombay, ed il Signor Don Cinato, nostro Ispettore. Ne facciamo tutti la conoscenza, e dopo il visto ai passaporti discendiamo dal bastimento: provare per credere! Dopo d’esser stati tanto tempo sopra l’abisso, piace tanto ora il camminare sul solido. Siamo tanto contenti di questa realtà, che ci dimentichiamo di dare un bacio poetico alla terra dell’India, il famoso bacio che ci proponevamo di dare in terra, al primo nostro arrivo in suolo indiano.

Su di due auto ci dirigiamo all’Istituto Salesiano, al “Don Bosco High School” dove siamo molto festeggiati da quegli allievi, e dove ci fermiamo fino al momento della partenza per Madras… Dopo pranzo andiamo a visitare un po’ la città, e ritorniamo al “Don Bosco” verso sera… Facciamo un po’ di musica, e abbiamo modo di sentire un giovanetto indiano cantare con molto sentimento “O sole mio!”… Dopo cena, siccome non v’è posto per dormire, andiamo all’Istituto dei Padri Gesuiti, che ci accolgono, e coi quali abbiamo occasione di vedere ancora una volta i Missionari di Milano, nostri cari e gioviali compagni di viaggio. I Padri Gesuiti ci danno un bel rinfresco e ci conducono infine nelle nostre camerette per passare la notte.

Bombay, Venerdì 6 Settembre 1935

Ci risvegliamo all’Istituto dei Gesuiti: e dopo aver pregato un po’ nella loro bella cappellina, ce ne ritorniamo all’Istituto Salesiano. Ascoltiamo qui la Santa Messa, celebrata dal nostro Signor Ispettore, Don Cinato, e da lui riceviamo la Comunione… Poi, secondo il fissato, fin da ieri sera, dopo colazione andiamo a visitare il Museo. Potete immaginare la bella novità che vediamo, cioè bestie d’ogni genere; ma fummo proprio fortunati di assistere al pasto delle belve, spettacolo quasi impressionante… Da notare poi, in questo gran caldo di Bombay, un bel gruppo di foche; e in seguito tanti simpatici pellicani…

Sazi ormai di vedere, di osservare, ritorniamo al “Don Bosco” per il pranzo; dopo il quale facciamo un po’ di ricreazione insieme agli stessi giovani, partecipando ai loro giochi. Verso sera il Signor Ispettore c’impartisce la Benedizione Solenne; e subito dopo accompagniamo alla stazione i nostri compagni Assanesi, dai quali dobbiamo dividerci. Salutiamo Villa, Milesi, Guerreschi, Baron e Serioli; nonché gli altri compagni di viaggio Stadler e Kramer.

(prosegue sul prossimo numero)

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