“Dalle Alpi ai Ghati”

PROSEGUE IL RESOCONTO DI VIAGGIO DEI TRE SALESIANI DEL CAGLIERO

(quarta puntata)

Ivrea, mercoledì 21 Agosto 1935

Dopo la levata e la permanenza in Cappella, e dopo colazione, riceviamo l’ordine, o meglio siamo invitati a scopare la Chiesa. Ecco che subito ci diamo dattorno per procurare il necessario, ma quando è trascorsa un’ora, un’altra ancora, e molta acqua è passata sotto il ponte della Dora, dobbiamo avvisare il Superiore che le scope sono irreperibili insieme ad ogni altra cosa, e questi ci dice di sospendere l’occupazione, promettendoci che ce ne darà l’incarico in altro momento. Allora continuiamo a scrivere le immagini, ponendo il motto che crediamo il Signor Direttore vorrà approvare. Dopo un po’ di tempo viene Lupi il quale fa un’ispezione al lavoro fatto.

Con voce di chi sa quel che si dice esprime il suo malcontento e conclude che le immagini si scriveranno un po’ da ciascuno: cioè, Colombo le scriverà, e Uboldi e lui metteranno la firma, con grande contentezza di Colombo il quale vede il lavoro così sapientemente distribuito, e così pure di Uboldi il quale, libero da ogni impegno delle immagini, si dà attorno a trafficare con non sappiamo quante cose; ed infine dello stesso Lupi che contento d’aver risolto un tanto problema, va a fare un novello pellegrinaggio alla vigna per vedere, e non solo per vedere, quelle tali buone cose che già ebbimo occasione di dirvi…

Passiamo il nostro giorno allegri, tra lo scrivere le immagini in compagnia dei compagni Assamesi ed Americani. Verso sera giunge il Signor Ispettore (che ora sappiamo per volontà del Buon Gesù non più a Torino); e ci industriamo di festeggiarlo con un supplemento di allegria, che ogni nostro Superiore tanto apprezza: passeggiando poi in cortile insieme a Chierici, le sue orecchie sono ferite da suoni che pare provengano da una grattugia: è Colombo ed il Chierico Antoniazzi di Lenango che suonano all’improvviso una briosa marcetta.

L’amato Superiore gradisce la novità, e c’intrattiene per un po’ di tempo parlando della musica, dimostrando anche in questo una simpatica erudizione e competenza come in tanti altri rami della scienza. La serata termina così, almeno dovrebbe terminare così, se dopo le Orazioni ce ne andassimo a riposare come ogni altra sera; ma ecco che questo giorno ha un supplemento di orario: si tratta di qualche sacco, anzi più di tre o quattro, precisamente di 18 sacchi fatti nei letti in camerata, per cui nel più bello di stendere le membra, 18 poveri tapini debbono faticare per disfarlo e rassettare il proprio letto, consolandosi solo di vedere che sono vittima di un male comune!

Tra questi è il quasi ancora giovanetto Colombo Serafino, il quale, essendo dopo quattro anni di permanenza all’Istituto diventato un po’ furbo, anzi furbo quasi come Tommaso, cerca di nascondere la sua contrarietà, dicendo tra sé: “Musca, Culumbin, se nò ridem fino a duman matìna”, e senza disfare il letto si riposa saporitamente sotto il semplice copriletto! Molti, specialmente Torricelli, sono un po’ malcontenti di questa soluzione, e se la prendono col vicino; ma a poco a poco le voci calano, e finalmente dormono tutti in pace.

Ivrea, giovedì 22 Agosto 1935
I compagni Chierici delle altre Case Salesiane si alzano presto questa mattina, come da avviso dato nella “Buona notte” dal Signor Ispettore, per andare a fare una bella passeggiata lunga: i Chierici Caglierini invece si accontentano di alzarsi all’ora solita. Dopo le cose consuete, ecco che in Refettorio si devono spartire delle mele, ricevute da un generoso compagno. La faccenda va bene fino a Lupi; ma ecco che quando le mele giungono nelle mani di cotestui, comincia cotestui a dire: “Questa per me, questa ancora per me, e questa (crepi l’avarizia) ancora per me!”, e via di questo passo… Cosicché il suo vicino Colombo deve alla fine contentarsi di una cosa che una volta era una bella mela sana, ma adesso!

E il diario delle novità del giorno finirebbe digià, se non ce ne fosse un’altra. Mentre nell’aula del 4° Corso stiamo scrivendo le immagini, v’è Lupi, reduce ogni tanto dalle sue scorribande nella vigna, che racconta le sue prodezze… C’è inoltre Uboldi il quale si trova molto impegnato nell’andare e nel venire e nel ritornare ancora alla sua valigetta, lo sa il cielo per quali traffici molto tanto. Ma c’è un altro che colma proprio la misura. “Chi è costui?”, direte voi. E’ Marchisio, il quale messosi in mente d’imparare a suonare l’armonio, comincia a tormentare il povero piano con vero impegno… E noi, e per l’uno e per l’altro, mordiamo il freno… fino a che scoppia la bomba; cioè Milesi esorta Marchisio a finirla, tanto più che il Signor Don Viani ne ha pure espresso il desiderio. Tuttavia Marchisio è sordo!

Allora il quasi decano dei Chierici Giovanni Villa non ne può più, e prorompe in una sua prima intimazione, in una seconda e in una terza. Marchisio, che è un bravo Chierico, e che fu sempre un giovane molto calmo, diventa smorto neanche un po’; e così il buon Villa s’inalbera del tutto: depone la penna, dà indietro un po’ le maniche, si alza ritto in piedi, e, torcendo gli occhi in traverso, tartagliando un po’, quasi… gliele promette; cioè mette in guardia Marchisio che… le nespole son mature!

Marchisio, giovane pieno di risorse, va avanti ancora un po’ a suonare, infine dice: “Misericordia; parli con me? Cos’è stato?”, e cessa di suonare. Ha fine così il temporale, con la bonaccia di Villa e con soddisfazione di tutti… E la cronaca del giorno terminerebbe qui, se non si fosse una novità veramente fuori orario.

(prosegue sul prossimo numero)

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