Don Dublino, che ‘salvò’ Chivasso nei giorni duri della Liberazione

(Giuseppe Busso)

Settantasei anni fa, esattamente in questi giorni, si giocava il futuro del nostro Paese. Dopo un ventennio di regime fascista e dopo più di due anni di feroce guerra sul territorio italiano con i tedeschi invasori, i fascisti alleati e gli anglo americani che progressivamente avevano conquistato l’Italia, il regime nazi-fascista era al tracollo.
In quelle settimane molti luoghi d’Italia furono testimoni di fatti che segnarono la storia di un nuovo Paese che nasceva.

Chivasso fu uno di questi luoghi. Qui il fascismo aveva attecchito in modo robusto, ramificandosi in tutti i gangli della società civile anche se una consistente fetta della borghesia locale non aveva sposato gli ideali propugnati, ostentando una certa indifferenza. Indifferenza che si era poi mutata in aperta ostilità fra la fine del 1942 e i primi mesi del 1943 quando si costituì il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) cittadino. Non vennero compiute azioni eclatanti, ma si preparò il terreno per la liberazione che si percepiva vicina.

Il 19 dicembre del ’43 il CLN chivassese organizzò a Palazzo Tesio in piazza d’Armi la riunione che stilò la Carta di Chivasso, documento che fu alla base degli articoli della Costituzione Italiana sul federalismo.

Pastore della parrocchia chivassese di S. Maria Assunta era don Giuseppe Dublino, 64 anni, da 33 anni presente in città. Era nato a Cerone, una frazione del Comune di Strambino, il 6 maggio del 1881; entrato in seminario giovanissimo, fu ordinato sacerdote nel 1904 da monsignor Matteo Filippello, vescovo di Ivrea dal 1898 al 1939 e fondatore dell’Opera dell’Amore infinito. Otto anni dopo l’ordinazione, nel 1912, don Dublino venne assegnato alla Parrocchia di Santa Maria Assunta a Chivasso.

Di lui esistono scarsissime tracce negli Archivi Ufficiali della Città, sia quello comunale, sia quello Parrocchiale, recentemente inventariato. Non fu sacerdote dalle iniziative clamorose: eppure, a distanza di tanti anni, è ancora vivo il suo ricordo, ovviamente fra i più anziani. Un ricordo fatto di tanti piccoli fatti, di tanta attenzione soprattutto verso i concittadini più bisognosi.
I ricordi si fissano soprattutto nel periodo della seconda guerra mondiale; a partire dai giorni del grande sfollamento da Torino della sera del 21 novembre 1942 quando la canonica divenne punto di riferimento per quanti non avevano casa e la cercavano provvisoria.

La casa parrocchiale diventa la sede di un servizio sociale, diremmo oggi, e di somministrazione di cibi caldi: per i cittadini ma anche per religiosi, chierici, suore di passaggio. Addirittura dal 17 maggio ’44 al 19 agosto ’45 nei locali dell’Oratorio vennero ospitate le officine SIP sinistrate da uno dei bombardamenti. L’opera di don Dublino è anche per quanti sono coinvolti nelle ostilità, da qualunque parte stiano, con il conforto ai feriti e ai prigionieri e con le sepolture ai caduti. L’ultima opera del Prevosto con i tedeschi: ha aiutato a nascondere e a salvare due infermiere italiane in servizio presso un ospedaletto militare tedesco che nei giorni seguenti alla liberazione si presentarono al CLN chivassese chiedendo di essere tutelate ai sensi della Convenzione di Ginevra.

Ma l’azione per cui Don Dublino viene ricordato con riconoscenza in questi giorni fu il suo intervento per salvare la città da un rabbioso bombardamento dei tedeschi che si stavano ritirando.
Chivasso era stata liberata il 26 aprile da un gruppo di partigiani guidati da Rudy Lavrencic della Brigata Moro, con l’occupazione del Municipio e l’insediamento di una Giunta guidata dal CLN locale. Si creò una delegazione, composta da Mario Viora, capo del CLN, da don Dublino e dal capitano Pontini che intavolò una trattativa con i tedeschi e i fascisti presenti in forze nella città presso la Caserma Giordana, ora Palazzo Einaudi (con la Brigata Nera e la Guardia Nazionale Repubblicana), e la Casa Littoria in piazza del Popolo (con 400 tedeschi perfettamente equipaggiati), giungendo ad un primo accordo per evitare inutili spargimenti di sangue, vista la piega che ormai stavano assumendo gli eventi.

Sembravano poste le basi per una transizione tranquilla ai nuovi assetti, quando un evento improvviso scombussolò tutti i piani: inaspettatamente sopraggiungono a Chivasso tremila militari tedeschi della Alpenjager, in ritirata diretti verso la Germania. È lo stesso Viora che convoca il CLN, provvede alla distribuzione di generi di prima necessità fra i cittadini e organizza una seconda delegazione composta da se stesso, da don Dublino e da Domenico Bisacca per recarsi dai nuovi venuti protestando energicamente per la palese violazione della tregua concordato il giorno antecedente. La Divisione tedesca infatti aveva compiuto una vera e propria azione di guerra catturando 83 combattenti appartenenti alle forze partigiane confluite in città per la Liberazione.

La protesta ha effetto e il comando tedesco accetta di liberare i prigionieri in cambio di un salvacondotto che permetta alle proprie truppe di riparare finalmente in Germania. A garanzia dell’accordo chiede che i componenti della delegazione trattante siano ostaggio dei tedeschi sino a esodo avvenuto. I tre si danno da fare per comunicare alle forze partigiane, che nel frattempo erano defluite oltre il Po, che non avviassero azioni ostili verso le truppe germaniche; il pericolo che qualche testa calda si facesse prendere dall’entusiasmo e usasse le armi in modo improprio era evidentemente ben presente a tutti.

Da notare che in questi giorni era ipotizzato da parte delle forze alleate un bombardamento massiccio della città di Chivasso a causa dell’occupazione tedesca. Don Dublino viene caricato su una autoambulanza che “…fa il giro di tutti i posti di blocco partigiani della zona, da Chivasso a Crescentino, da Crescentino a Verruca Savoia, a Brusasco, Lauriano, per cercare alcuni soldati tedeschi mancanti all’appello” (testimonianza di Attilia Zubelli Dublino) e per avvisare i partigiani di non avviare azioni ostili nei confronti dei tedeschi. Le cose andarono come auspicato dalla delegazione chivassese e la città fu salva.

Dopo la liberazione venne costituita una commissione per l’epurazione di quanti erano stati coinvolti con il passato regime. E qui don Dublino tornò a farsi sentire, come nel caso del dottor Mario Vintani, medico condotto della città, fervente fascista, ma anche persona stimata dalla popolazione. Dopo la Liberazione fu arrestato e destituito dall’incarico, fu istruito un corposo fascicolo istruttorio presso la Commissione Epurazione, si ascoltarono molte testimonianze, molte delle quali a favore del medico chivassese. Fra di queste quella di don Dublino che ricorda l’opera instancabile del medico a favore della popolazione in occasione del bombardamento di Chivasso del 12 maggio 1943, quella della Brigata Moro, firmata dal comandante Rudy Lavrencic, quella di Giovanni Bradac del 4/9/45 (“si è adoperato per mitigare le condizioni di mio figlio Boris… catturato dalle Brigate Nere e detenuto in carcere…” ).

Il primo Consiglio Comunale dopo la liberazione si riunì il 7 aprile 1946 per gli adempimenti di rito. Sindaco venne eletto Dome-nico Bisacca, Assessori effettivi Carlo Fisanotti, Giuseppe Reposi, Natale Ghione, e Pietro Origlia, mentre Asses-sori supplenti furono eletti Antonio Margarita e Renato Bettica.

Nel Consiglio stesso si diede un segno di riconoscenza all’opera svolta nei drammatici giorni della Liberazione dal Presidente del CLN Mario Viora, a Domenico Bisacca e a Don Giuseppe Dublino:
“…che nelle tragiche giornate in cui è culminata la lotto di liberazione hanno salvato la città di sicura rovina, mettendo a repentaglio la loro vita, con l’intendimento di corrispondere alle richieste di tutte le classi sociali della cittadinanza, di cui si è fatta interprete la stampa locale… il prof. Mario Viora, il dott. Domenico Bisacca e Mons. Giuseppe Dublino sono nominati Cittadini onorari della Città di Chivasso. Nel contempo, in ossequio alla circolare del Ministero dell’Interno del 13/1/1946 il Consiglio propone che venga loro conferita una ricompensa al valore…”

Per Don Dublino in particolare la motivazione fu la seguente:
“Don Giuseppe Dublino: parroco di Chivasso, insigne figura di sacerdote. Essendo stata rioccupata la città dalle forze tedesche dopo che essa era stata liberata dal CLN locale e dalle forze partigiane, si diede volontariamente in ostaggio con due membri del CLN per ottenere la liberazione di 83 partigiani che erano stati fatti prigionieri e il rispetto del centro abitato da parte del nemico. Salvando così da sicura morte 83 valorosi combattenti per la libertà e dal saccheggio e distruzione la città”.

La storia di don Dublino è la storia di tanti altri sacerdoti che nel periodo della guerra e della resistenza si sono prodigati per alleviare le condizioni di quanti erano coinvolti nel conflitto. Di lui ha tracciato un bel ricordo Renato Bettica Giovannini, in occasione della intitolazione della Scuola media della Coppina al sacerdote chivassese: “…Perché don Dublino, soprattutto, fu buono, caritatevole, generoso e il ricordo suo deve essere continuamente e profondamente presentato e ripresentato ai giovani e a coloro che, per l’età… non hanno potuto conoscere questo sacerdote che andava in giro con le scarpe rotte, perché quelle buone le dava ai mendicanti; che permetteva di raccogliere il denaro necessario alla sua “nomina” al titolo di monsignore, e che poi, quando il denaro fu raccolto, e ben di più di quanto fosse necessito, rinunciò al titolone di monsignore per distribuire il denaro fra i poveri di Chivasso; che quando morì fu necessario comprare un paio di scarpe nuove perché non venisse sepolto con le scarpe disastrate. Questo sacerdote che passò di casa in casa (e la prima casa da lui visitata fu proprio la mia, poche ore dopo il suo arrivo a Chivasso e … poche ore dopo la mia nascita)”.

Morì poco tempo dopo il compiersi della Liberazione della città alla quale aveva tanto contribuito, il 21 marzo 1948, dopo trentasei anni di presenza a Chivasso all’età di 66 anni. I funerali furono imponenti, partecipò tutta la città con le autorità. Una quindicina di giorni dopo il Consiglio Comunale lo commemorò solennemente. L’anno seguente in Duomo fu collocata un busto a ricordo dell’illustre parroco.

Come detto, gli fu dedicata una scuola media in Regione Coppina; poi, quando fu soppressa, il suo busto finì nei magazzini comunali. Venne recuperato e collocato nella scalinata di Palazzo Santa Chiara (sede del Municipio) dal Presidente dell’Anpi Chivassese Vinicio Milani, in occasione dei 70 anni della Liberazione davanti alla targa che ricorda il CLN chivassese.

 

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