Due lancette

Cambia l’ora e poco altro. Le lancette degli orologi – di quei pochi non digitali che esistono ancora – devono essere portate avanti di un’ora mentre le lancette della crescita, dello sviluppo, persino della politica sembrano essersi fermate, per non dire che sono andate indietro, come se fossimo già all’ultimo week end di ottobre quando ritornerà l’ora solare.

Non si può andare avanti così per il semplice motivo che non stiamo andando avanti e non stiamo andando da nessuna parte. E’ importante scegliere la strada giusta, ovviamente, scegliere la direzione giusta, ma va fatto senza attendere l’eternità, ancor più in un mondo concorrenziale come quello odierno dove perdere il treno che passa diventa una catastrofe economica nazionale.

Dopo essere stato in Italia, il Presidente cinese è andato in Francia non per firmare dei Memorandum d’intesa ma sostanziosi contratti di acquisto dei prodotti francesi, tra cui 300 velivoli della Airbus, consorzio di cui l’Italia non fa parte, senza per questo firmare anche “la via della seta”. Noi però dovremmo vendere arance e salami in Cina (dove da poco è iniziato l’anno nuovo, l’anno del Maiale, secondo le tradizioni di quel Paese). Non ci fa sentire un po’ come quelli che rincorrono, ramazzano le briciole, godono del poco, che di fatto non basta? Tanti altri Paesi, nel tempo, hanno firmato ricchi contratti di export con la Cina, noi l’ultimo è stato all’epoca del primo governo Renzi e per molti meno soldi.

E’ una dimostrazione di come non è possibile stare alla finestra a guardare, dire no a tutto, temporeggiare, magari con la scusa che facendo, costruendo, avviando, riaprendo ecc… il male della corruzione, delle mafie o di altre diavolerie di questo genere entrino a far parte del circuito; non è possibile litigare su tutto o quasi, mettere in cima alle priorità i non-problemi per evitare quelli più ispidi che veramente attanagliano gli italiani e per i quali una soluzione sostenibile è attesa.

Lancette ferme o addirittura lancette indietro. Si aggiunge la voce autorevole di Confindustria per segnalare che l’Italia è ferma, il lavoro è fermo, la domanda interna è ferma, la crescita – anche in Europa – rischia di innescare la retromarcia, l’occupazione stabile a un misero +0,1% e gli investimenti privati sono in calo del 2,5%, tranne le costruzioni, dopo quattro anni in cui invece salivano. Serve un cambio di passo, come ricorda un collega, per evitare di fare la fine dell’asino di Buridano che, non sapendo decidersi se mangiare il fieno alla sua destra o alla sua sinistra, se ne stette immobile finché morì di fame.

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