Il Presidente del Senato, La Russa, fondatore di Fratelli d’Italia con la Meloni e Crosetto, ha lanciato un duro monito agli alleati inquieti di Forza Italia: rischiate il suicidio politico. La querelle verte a prima vista sull’introduzione (parziale) del voto di preferenza, ma il nodo è più profondo: la componente berlusconiana non condivide la legge elettorale proposta dalla Meloni, con un forte premio di maggioranza, perché – secondo i sondaggi – renderebbe inevitabile l’accordo con l’ultra-destra di Vannacci, anti-europea, anti-immigrati, filo-russa, ovvero l’antitesi del programma del Partito Popolare Europeo, di cui Forza Italia fa parte.

Marina Berlusconi, anziché una legge maggioritaria, preferirebbe la situazione attuale che, con molta probabilità, porterebbe al “pareggio” tra i due Poli, con la ricerca in Parlamento della governabilità, senza sottostare ai ricatti dell’ultra-destra, che renderebbero marginale la presenza forzista. Si vedrà in autunno, alla Camera, la scelta finale delle due protagoniste, Meloni e Berlusconi; per intanto i molti contrasti nel governo, dalla Giustizia al caro-benzina, dalla politica europea di difesa ai rapporti con il Quirinale, segnalano un disagio crescente della componente moderata, che si sente “sotto tutela”.

Per i paradossi della politica un fenomeno analogo è in atto nel “campo largo”, con un ruolo minore dei centristi e dei riformisti, scavalcati dalle tendenze radicali. L’ex premier Renzi è stato escluso dalla linea di comando, praticamente assenti dal dibattito politico i riformisti, da Delrio e Gori, da Guerini e Ruffini. Prevale lo scontro quotidiano Destra-Sinistra, Meloni-Salvini contro Conte-Schlein su tutto, con il Parlamento svilito nel suo ruolo propositivo. Un bipolarismo sempre più americano, come se Trump facesse scuola. Si fatica a cogliere una visione di società, un programma di governo duraturo; prevale una forte campagna per vincere le elezioni, con al primo posto la conquista del potere. Lo stesso presidente del Senato ha già prenotato il Quirinale per la Meloni, senza una particolare attenzione per l’attuale inquilino.

Il clima politico e sociale del Paese, molto surriscaldato, sarebbe aggravato da una legge elettorale che assegnasse i principali poteri istituzionali ad una minoranza organizzata del 20% degli italiani (si prevede un’astensione del 50%). Di fatto un sistema presidenziale, mentre alla nostra democrazia occorre un serio confronto tra le forze politiche, nell’interesse del Paese.
L’anno che precede le politiche può essere utilizzato per fare chiarezza: a cominciare dalla politica estera e dall’Ucraina. Meloni e Schlein sono d’accordo nel sostegno a Kiev, ma i loro “compagni” di viaggio sono su sponde opposte: Salvini e Vannacci da un lato, Conte, Bonelli e Fratoianni, dall’altro. Può reggere l’Italia in Europa con questa divisione verticale? Il Parlamento, con un voto “libero”, può superare la rigidità dei Poli? Sul piano economico e sociale, in un Paese a forte deficit statale, l’Unione Europea chiede che le nuove spese necessarie per sanità, scuola, lavoro, siano accompagnate da indicazioni di entrate. Le sole promesse non bastano.

C’è poi il rispetto delle istituzioni: Quirinale, Governo, Parlamento, Magistratura, Forze dell’Ordine … possono essere criticate (in democrazia), ma la scelta non può essere dettata da esclusive logiche di appartenenza partitica. Le “etichette” a priori annullano il dialogo e il confronto tra diversi. C’è infine un nodo centrale: il rispetto dell’altro, il rifiuto dell’odio trumpiano; l’avversario politico è un competitor, non un nemico da abbattere.

Anche i media, nonostante la dittatura dell’audience, dovrebbero agevolare il dialogo, non la rissa.

La partecipazione popolare alle prossime politiche sarà un test decisivo della fiducia nelle istituzioni: per questo, anziché una forsennata campagna elettorale, sarà essenziale un confronto vero su programmi, coalizioni, leadership.