Dedichiamo quattro pagine per festeggiare il primo anno di episcopato ad Ivrea di monsignor Daniele Salera. Non un tributo alla persona, non un esercizio di encomio, ma il riconoscimento di una missione che si è fatta strada nel tessuto vivo della nostra Chiesa locale e della nostra comunità civile.

Un vescovo non è mai un protagonista solitario. È un pastore: lo si riconosce e lo si misura dal cammino che aiuta a intraprendere, dalla direzione che indica, dalla capacità di ascoltare. Dalle cronache del nostro giornale, e da quelle altrui, emerge che il vescovo Daniele ha dato un’impronta chiara al suo ministero, una linea pastorale fondata sull’ascolto, sulla prossimità, sulla corresponsabilità… e sulla riconciliazione. Tema centrale della sua Lettera Pastorale.

Nei contributi che abbiamo raccolto emerge che le sue visite a parrocchie, istituzioni, associazioni, l’attenzione ai sacerdoti, il dialogo con i laici impegnati nelle comunità, l’incoraggiamento ai giovani e alle famiglie hanno delineato una Chiesa che non si chiude in se stessa, ma si interroga, si mette in discussione, lavora e cresce.

Ma sarebbe riduttivo limitare lo sguardo ai soli confini ecclesiali. Le testimonianze ci raccontano di un vescovo interessato alla vita della comunità civile; le ferite sociali, le difficoltà economiche, le solitudini accostate con una presenza sobria e dialogante, impegnata a trovare soluzioni. Da qui abbiamo imparato che la comunità ecclesiale non vive accanto a città e paesi, ma dentro di essi.

Il nostro giornale sceglie di sottolineare questo primo anniversario perché crede nel valore pubblico della missione episcopale. Non si tratta di un fatto interno alla sola comunità credente. Quando un vescovo interpreta il suo ruolo come servizio, quando promuove coesione, responsabilità e speranza, il beneficio si riflette sull’intero territorio. Non celebriamo dunque un uomo, ma il ministero che gli è stato affidato. Non esaltiamo una figura, ma un cammino condiviso. Il primo anno di monsignor Daniele Salera tra noi è stato un tempo di semina; e il senso di un anniversario non sta nell’arrivo, bensì nel rinnovare, insieme, la decisione di camminare.