… e pare strano dirlo adesso che siamo solo a metà del 2026. Ma le “cose della Chiesa” non sempre coincidono con quelle civili. Qui parliamo dell’anno pastorale che inizia a settembre e si chiude a giugno. Non un anno privo di fatiche, limiti o criticità. Ma un anno nel quale la nostra Chiesa locale ha cercato sinceramente di mettersi in ascolto dello Spirito e delle persone, provando a trasformare in scelte concrete le indicazioni contenute nella Lettera pastorale del settembre scorso del vescovo Daniele Salera.

Dire che è stato un buon anno non è azzardato, nel tempo in cui le comunità cristiane fanno i conti con la diminuzione delle presenze, con il progressivo invecchiamento di molti operatori pastorali, con la fatica di coinvolgere le nuove generazioni e con una società che pare avere sempre meno familiarità con il linguaggio della fede. Per questo è importante riconoscere i segni di bene che spesso crescono lontano dai riflettori. Un buon anno non è quello in cui tutto funziona; non è quello in cui non emergono problemi. È piuttosto quello in cui una comunità trova il coraggio di guardare con sincerità le proprie fragilità senza lasciarsene paralizzare.

È quello in cui si smette di rimpiangere il passato e si inizia a costruire il futuro di piccoli (e grandi) passi che, sommati, costruiscono una presenza credibile nel territorio, concentrata sull’essenziale e prodiga di relazioni più profonde e incontri autentici. Un buon anno anche davanti ai nodi che restano da affrontare; la comunione non si improvvisa, l’ascolto reciproco è spesso più difficile delle dichiarazioni di principio, la collaborazione tra comunità richiede di superare campanilismi e abitudini radicate e il vecchio rifugio del “si è sempre fatto così” continua a esercitare il suo fascino rassicurante.

Ma forse proprio qui si gioca la sfida dei prossimi anni. Non nel difendere ciò che eravamo, ma nel discernere ciò che siamo chiamati a diventare; meno preoccupati di conservare e più disponibili a testimoniare. Se questo cammino continuerà – e continuerà –, allora si potrà davvero dire che quello appena concluso non è stato soltanto un buon anno, ma l’inizio di una stagione nuova.