Escursionismo eporediese all’epoca della zona rossa

(Fabrizio Dassano)

Tempi duri per chi vuole andare in montagna!

Il nuovo Dpcm del 3 novembre, che ha efficacia dallo scorso venerdì 6, ha ulteriormente modificato in senso restrittivo le precedenti disposizioni, con ricadute anche sulla frequentazione della montagna.

Nella nostra regione e in quella adiacente, rosse come il papavero, cioè di massima gravità e un livello di rischio alto (Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle D’Aosta), il Dpcm dice che l’attività motoria è consentita solo individualmente, in prossimità della propria abitazione, a distanza di almeno un metro da ogni altra persona e con l’obbligo di mascherina. Il “trekking” (che sarebbe “escursionismo” in italiano, come chiarito dalla circolare del Viminale del 16 ottobre scorso) è consentito – “esclusivamente all’aperto (sic) e in forma individuale” – solo all’interno del proprio Comune di residenza.

Ora, l’estensione del comune di Ivrea è pari a 30,11 chilometri quadrati: fatti i calcoli a partire dai suoi 23.442 residenti, ne risulta una densità di popolazione di 778,55 abitanti per km. quadrati.

La morfologia del luogo è comunque tale da consentire di mettere zaino, scarponi e mascherina e partire da soli dai 267 metri sul livello del mare della città per conquistare ben 5 vette esistenti nel territorio comunale ovverosia: Monte Stella (o dei Tre Re), Monte Giuliano, Montenavale (uno dei più bei ossimori toponomastici cittadini) insieme al suo “gemello” Montemarino, e infine il Monte di Città al culmine di Via Arduino. Insomma non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Inutile fare ironia: piaccia o no sono monti, quindi montagne anche loro, così denominate dalla toponomastica antica e moderna. La vetta più elevata, considerata giardino cittadino da sempre è Monte Stella, di cui vi forniamo anche una bella descrizione di Francesco Carandini dei primi del ‘900: “Quando l’aprile schiude le prime gemme, o il luglio frondeggia ricco di quiete ombre, o l’ottobre copre di malinconiche foglie il terreno, il viale alberato che s’inerpica tra i piloni della Via Crucis vede studenti, quiete vecchiette, pacifici giubilati e timorose coppie d’amanti salire lentamente quell’erta. D’inverno lassù sul nero sasso dioritico coperto di licheni verdigni, ove i bambini cercavano l’impronta lasciata dallo zoccolo del cammello dei Re magi, l’occhio del sognatore solitario che vi è salito nel mattino, pel sentiero cricchiante di vitreo gelo, beve la divina vista dei monti nevosi…”.

Bene non resta che partire per le escursioni, ma mi raccomando di non fare i furbi partendo alla volta della Serra di Ivrea…. Che ad onta del nome, non è di Ivrea!

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