Federigo Paolo Sclopis, Conte di Salerano, giurista e politico

Esperto di contenziosi navali
Smontò la tensione tra Stati Uniti e Gran Bretagna

(Fabrizio Dassano)

Che i canavesani siano stati un po’ come il prezzemolo in tutti i fatti storici di un certo rilievo e anche un po’ dappertutto, lo avevamo capito. Ma il conte di Salerano, Federigo Paolo Sclopis, benché nato a Torino il 10 gennaio 1798 fu una grande figura di giurista e politico attivo in patria. Gli Sclopis arrivarono a Salerano come conti verso l’ultimo quarto del XVIII secolo subentrando alla precedente signoria del luogo estinta: i Gotti di Cherasco. Gli Sclopis erano originari di Giaveno fin dal XIV secolo.

Ancora oggi a Salerano esiste la dimora estiva della famiglia Sclopis. Fu abitata anche da Vittorio Sclopis, autore di una storia delle miniere di Traversella, dapprima dipendente e poi proprietario di una concessione mineraria, la villa passò agli Olivetti che la destinarono a residenza per le orfane, poi a centro di formazione professionale e attualmente adibita a centro d’eccellenza per cure palliative.

Il nostro iniziò una brillante carriera giuridica a partire dal 1822, ebbe tanti incarichi e tante funzioni. Nel 1858 fu presidente del contenzioso diplomatico sorto dopo la cattura del “Cagliari” da parte delle navi da guerra napoletane in acque internazionali. Cosa era capitato? Il 25 giugno 1857 partiva la tragica spedizione rivoluzionaria in Calabria di Carlo Pisacane con il “Cagliari”, un battello della società genovese Rubattino (la medesima che successivamente fornì le navi per la spedizione dei Mille).

L’operazione fu criticata ufficialmente da Cavour e repressa nel sangue a Sapri, in Calabria. Ai comandi dell’imbarcazione c’erano due macchinisti inglesi perché il regno di Sardegna non ne aveva di suoi. I due furono catturati e incarcerati dai Napoletani ma esplose un contenzioso tra il Regno delle Due Sicilie e l’Inghilterra a cui ovviamente re Ferdinando II dovette acconsentire alla loro liberazione e al versamento di un indennizzo in denaro.

Federigo divenne socio residente all’Accademia delle Scienze di Torino dal 13 marzo 1826, vi percorse tutta la gerarchia interna fino a diventarne presidente, dal 1864 fino alla morte. Ricoperse l’incarico di Presidente del Senato del Regno d’Italia dal 25 maggio 1863 al 24 ottobre 1864, giorno dell’accettazione delle sue dimissioni da parte dell’aula. Era già stato vicepresidente dello stesso Senato del Regno dal 1861. Insomma, un bravo ragazzo, forse troppo istruito per questi tempi moderni dove meno sai e più puoi salire la gerarchia politica italiana della Repubblica.

Sebbene amico di Santarosa (l’anima dei moti del 1821) Federigo era fedelissimo alla corona, collaborò alla stesura dello Statuto albertino, alla costituzione della Lega doganale pre-unitaria con la Toscana e lo Stato della Chiesa. Numerosissime le sue pubblicazioni in materia storica, diplomatica e giuridica che qui non possiamo elencare.

Ma sul contenzioso navale Federigo vi ritornò alla grande: riuscì a smontare con infinita pazienza la grave tensione scoppiata tra Stati (finalmente) Uniti d’America e Gran Bretagna alla fine della guerra di Secessione americana. Come risposta al blocco navale nordista che soffocava la macilenta economia di guerra degli stati confederati del sud, questi ultimi scatenarono una guerra pirata in tutti i mari del mondo per colpire le navi nordiste, arrecando seri danni alla flotta mercantile del Nord.

Queste navi erano costruite in Inghilterra e vendute sottobanco alla Confederazione. Finita la guerra e forti del ruolo del proprio potere marittimo globale, gli U.S.A. non tardarono ad annunciare che se non avessero ricevuto soddisfazione, avrebbero dichiarato guerra alla Gran Bretagna. Venne istituito un arbitrato internazionale da Italia, Svizzera e Brasile. Sclopis e la sua commissione persuase la Gran Bretagna il 14 settembre 1872 a versare un indennizzo agli U.S.A. pari a 15 milioni e mezzo di sterline oro, riconoscendo il danno internazionale, la crisi degli armatori, l’aumento sproporzionato dei costi di assicurazione che coinvolsero il commercio marittimo globale, il fallimento di numerose compagnie di navigazione. Così si evitò una nuova guerra e saltò fuori la storia delle due fregate. Federico ricevette le insegne del Supremo Ordine dell’Annunziata dal re in persona.

La relazione delle trattative, giace all’Accademia della Scienze di Torino e le adunanze vennero discusse per la prima volta in forma ufficiale a Ginevra, dando il via – dopo la prima firma del 1864 per la Croce Rossa Internazionale – ad una tradizione di discussioni diplomatiche internazionali, proprio grazie al successo dell’azione di Sclopis nel 1872. Ancora oggi esiste la prestigiosa “Sala Alabama” presso l’Hôtel de Ville di Ginevra, sede del governo cantonale.

E le navi? La più famosa fu appunto l’Alabama che condusse parecchie crociere al comando di Raphael Semmes come nave corsara affondando o catturando 65 navi dell’Unione; dopo sette crociere venne infine affondata dall’incrociatore corazzato “Kearsarge” (nella foto) al largo della costa normanna di Cherbourg il 19 giugno 1864, davanti agli occhi del padre dell’impressionismo, il pittore Edouard Monet che era in spiaggia con molti altri curiosi per vedere l’ultimo atto di una sfida tra Nordisti e Sudisti in Europa!

Il mito della nave si consolidò con la canzone sudista “Roll Alabama roll”. La “Florida” affondò 37 navi nemiche poi venne catturata dai nordisti a Bahia il 7 ottobre 1864 e affondata in novembre per non essere consegnata al Brasile. Il conte Federigo cessò di occuparsi di contenziosi navali l’8 marzo 1878 spegnendosi serenamente a Torino a ottant’anni.

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