Fin che la barca va

(Editoriale)

“Tanto va avanti lo stesso”. È una frase che ancora ricorre, tipica di certi ambienti ormai stanchi e demotivati.

Non fa onore a chi la pronuncia e appiattisce l’encefalogramma di chi l’ascolta.

Se da una parte suggerisce di non perdere di vista i nostri limiti (un po’ di umiltà non fa mai male), dall’altra spalanca le porte a che questi limiti restino più o meno tali, pronti ad essere una giustificazione per insuccessi, disimpegno, rilassatezze e il classico “laissez aller” accompagnato dalle stanche braccia aperte.

Se abbiamo i piedi in questo mondo vorrà pur dire qualcosa, e qualcosa ci è pur chiesto di fare. Senza di noi il mondo va avanti lo stesso – ne siamo persuasi –, ma con noi va avanti un po’ meglio. Altrimenti stiamo qui solo per guardare la vita che velocissimamente passa senza il nostro contributo?

La lotta al cancro non va avanti lo stesso se non ci sono eminenti cervelli che vi lavorano costantemente per debellarlo. Le famiglie non vanno avanti lo stesso se non ci sono coniugi che faticosamente ogni giorno scendono a compromessi e fanno gli equilibrismi per stare a galla tra amore e le preoccupazioni di fine mese. Le imprese non vanno avanti lo stesso se non ci sono imprenditori che si inventano strategie nuove per stare sul mercato e lavoratori che ogni giorno sono al loro posto cercando di dare il meglio di sé.

“Quando avete fatto tutto dite: siamo servi inutili”, si legge nel vangelo. Ma capiamoci bene, non vuol dire che tanto va avanti lo stesso, perché mai nel vangelo è detto inutile il servizio; e servi inutili non perché non servono a niente, ma perché non cercano il proprio utile. Loro – e nostra – gioia è servire la vita.

Quando uno sa quello che vuole e lo vuole intensamente, trova il mezzo per giungere al suo scopo e diventa intelligente per sorpassare tutti gli ostacoli, perché altrimenti non va avanti lo stesso…

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