Gli Asterischi del Vescovo del 15 febbraio

Leggetelo anche voi. Ve lo suggerisco con amicizia. Infatti, ho terminato la lettura di un “libricino” – accade talvolta che piccola mole e ricco contenuto si trovino insieme – di un mio giovane confratello nell’Oratorio di san Filippo Neri (Maurizio Botta, “Sto benissimo. Soffro molto”, Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 2017). E’ la trascrizione degli incontri che padre Maurizio tiene alla “Chiesa Nuova” di Roma nell’ambito dell’Oratorio: l’iniziativa della pubblicazione – come di altre – non è sua: tra i partecipanti c’è chi provvede, pensando, come Costanza Miriano (nella Prefazione): «Le avevo ascoltate in diretta, ma leggere è un’altra cosa: non perdi una sillaba, puoi tornare indietro, fermarti a riflettere, ripartire…».
I sei capitoletti (1. La gelosia. 2. Stress, perfezionismo, ansia da prestazione… Che fare? 3. Pregiudizi sull’orgoglio. 4. Sto benissimo, soffro molto! 5. Senso di colpa. Quando ansie e paure tolgono la gioia. 6. A che ora muore la speranza? Il futuro non è più quello di una volta) riportano la riflessione iniziale che si sviluppa anche nelle risposte date ad alcune domande del pubblico.
«Scorrendo queste parole – scrive la Miriano – ho cominciato a guardare alle questioni (le passioni, i difetti umani, i sentimenti e gli abiti mentali) mettendo via le mie categorie già belle e organizzate e scoprendo che le cose possono essere guardate con più intelligenza, più sensibilità e amore per l’uomo, che è la cifra di fondo di queste pagine […] Perché così tanta gente affolla la “Chiesa Nuova” i venerdì dei “Cinque passi”? Perché ci si portano gli sgabelli o ci si siede per terra o sui gradini dei confessionali …? Che bisogno c’è? La notizia appunto è il bisogno. L’uomo è malato. In tutti i tempi, a tutte le latitudini, l’uomo è un malato bisognoso di guarigione. Nel linguaggio della fede diciamo che ogni uomo ha bisogno di essere redento. Nel linguaggio del mondo possiamo anche dire che “sono tutti fuori di testa”. Ma, comunque scegliamo di dirlo, questa è un’evidenza…».
Sulla gelosia. «Mi pongo come esploratore di un “paese”, quello della gelosia da cui credevo non fosse possibile liberarsi e guarire… Mi sono divertito a scovare su Facebook tantissimi gruppi dedicati all’argomento, un vero e proprio “campionario” di gelosie. Li ho esplorati, però, in chiave benevola, cercando in ognuno quel fondo di verità che, secondo la mia piccola e personale esperienza, poteva contenere. Dico subito che, al di là delle differenze, una verità li accomuna tutti: della gelosia ci si vergogna, profondamente. Che poi ci si giustifichi, si minimizzi, si neghi, si passi all’attacco dicendo: “Sono fatto così”, sono questioni di lana caprina. La sostanza resta».
Sull’orgoglio. «E’ sempre sbagliato o nella vita ci vuole un po’ di sano orgoglio? E, sprovvisti di orgoglio, non si rischia di rimanere schiacciati dalla propria umiltà? E cos’è di preciso l’umiltà? Se realizzo qualcosa è merito mio, o Dio c’entra qualcosa?… Come fa notare Jessica Tracy, psicologa della British Columbia University, nonostante la sua centralità nel comportamento sociale l’orgoglio è stato poco indagato. Mentre su altre emozioni complesse troviamo un florilegio di pubblicazioni, sull’orgoglio è stato detto e scritto pochissimo… Le persone superbe stanno male e fanno star male gli altri; alla radice di moltissimi patimenti ci sono proprio loro: orgoglio e superbia».
Ventisei paginette di piccolo formato (12×19) si leggono in un soffio. Poi si è spinti a pensare per ore, per giorni. Ero tentato di riassumerle per questo asterisco. Non l’ho fatto; non solo per la difficoltà di sintetizzare argomentazioni di grande respiro; è che mi piacerebbe che molti leggessero il testo integrale… Per guarire da una malattia tutt’altro che leggera non basta qualche pillola…
Ventitré paginette (12×19), con due allegati: dalle Lettere di Berlicche di C. S. Lewis. Anche qui, mi guardo bene dal tentare un riassunto: per gli stessi motivi per cui non l’ho fatto a proposito della gelosia. Solo una nota: le riflessioni affidate al “libricino” sono quelle di un corso di “catechesi”: al centro sta la Parola di Dio. Le riflessioni di padre Maurizio – è ancora la Miriano a sottolinearlo – sono un «salire come nani sulle spalle dei giganti, mettendo duemila anni di storia della Chiesa (con il suo patrimonio di padri, dottori e santi) insieme al cinema, la letteratura, la musica di tutti i tempi, fino a quella contemporanea… Nessun complesso di inferiorità nei confronti della cultura “laica”: anzi, la capacità di trovare ovunque, anche negli angoli più lontani dalle sacrestie, semi di bene e bellezza e verità, perché la fede non mortifica mai l’intelligenza, ma la compie… ».

† Edoardo, vescovo