Gomorra

(Graziella Cortese)

Il successo del libro di Roberto Saviano (2006) è stato come un boomerang: ha avuto risonanza internazionale, ci sono state ripercussioni politiche, la stessa vita privata dell’autore ne è stata segnata. E oggi la serie televisiva ispirata al romanzo ha ascolti record.

Il regista e gli sceneggiatori del film hanno adottato una tecnica verista e scelto il dialetto napoletano odierno. Garrone mette in scena la realtà più cruda di Napoli, quella del quartiere Scampia (oggi “bonificato” e ristrutturato, con le famose “Vele” del complesso residenziale quasi del tutto abbattute): è un pezzo d’inferno alle porte del Vesuvio, un luogo dove lo Stato non esiste e la vita è una corsa affannata.

Difficile trovarvi qualcosa che si chiama speranza. Lo stile documentaristico non lascia spazio alle riflessioni, quelle verranno dopo i titoli di coda: per le due ore di proiezione si osservano impotenti gli episodi che un po’ si conoscono attraverso la cronaca sui delitti della camorra, un po’ si immaginano, un po’ si nascondono dentro le pagine dei giornali.

Totò, Marco, Ciro sono ragazzi che per crescere devono fare i conti con la morte tutti i giorni, anche se può sembrare un paradosso: la loro adolescenza si scambia con un colpo di arma da fuoco e non si torna indietro. L’imprenditore Franco (il grande Toni Servillo) smaltisce rifiuti tossici all’interno di una cava abbandonata, il sarto Don Pasquale ha un lavoro prezioso e i suoi abiti arrivano all’alta moda di Milano, ma si trova costretto ad abbandonare tutto per salvare la pelle.

L’altro leitmotiv del film è il denaro: si conta spesso, si macchia di sangue, si guadagna in modo illecito. È alla base di tutto, il potere economico criminale si muove intorno a un mercato solidissimo e un business che si allarga come un polipo, a livello nazionale. Si produce una pesantezza ansiosa, “come avere la verità sullo stomaco”, scrive Saviano.

GOMORRA
di Matteo Garrone
paese: Italia 2008
genere: drammatico
interpreti: Toni Servillo, Gianfelice Imparato,
Maria Nazionale, Salvatore Cantalupo, Gigio Morra
durata: 2 orea e 15 minuti
giudizio: bello

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