Con la mamma vicina e il cuore in pace,
s’aggira canticchiando un melodramma;
sospira un po’… ravviva la brace
il guizzo allegro della buona fiamma…
Canticchia. E tace con la cara mamma;
la cara mamma sa quel che si tace.
Guido Gozzano (1912)
Tra i personaggi canavesani più celebri possiamo indubbiamente annoverare il poeta crepuscolare Guido Gozzano e ad Agliè qualcosa ci parla ancora di lui, della sua sensibilità, della sua percezione del mondo, dell’amore, della vita.
Tra gli affetti più cari del poeta, il primo posto è occupato dalla madre, che però per molti appare come un personaggio quasi sconosciuto, se non per i cenni che ne fa egli stesso nella sua lirica.
Diodata Mautino (anche conosciuta come Deodata) nacque nella villa avita dei Mautino ad Agliè il 20 marzo 1858. Suo padre, il senatore Massimo Mautino, era una delle personalità più influenti del loco, amico personale di Massimo Tapparelli d’Azeglio e di Camillo Benso.
La piccola Diodata amava recitare ed era considerata un “enfant prodige”, tanto da essere definita come “Piccola Duse del Canavese”. Famosa è restata la sua elogiatissima declamazione dei versi di Giuseppe Giacosa che lei fece al teatro di Baldissero Canavese appena undicenne.
Diodata componeva anche sonetti, ma queste sue attività garbavano poco al padre che la indirizzò verso un destino che lui riteneva più consono, ossia il matrimonio e la creazione di una famiglia. Fu così che, alla soglia dei diciannove anni, il 10 gennaio 1877, convolò a nozze col trentottenne vedovo ingegner Fausto Gozzano, proprietario della villa Meleto e illustre progettista (tra le sue opere più note vi è il disegno della stazione ferroviaria di Rivarolo Canavese).
La coppia era molto in vista nella società borghese dell’epoca e fu allietata dalla nascita di diversi figli, tra cui nel 1883, Guido Davide Gustavo Riccardo, più noto come Guido Gozzano, anche se in famiglia e dalla sua mamma venne sempre chiamato Gustavo. La loro vita coniugale non fu particolarmente lunga, in quanto l’ingegnere fu stroncato da una polmonite acuta il 14 marzo 1900.
Ci fu sempre un gran legame tra Guido e la sua mamma che egli accudì dopo che, nel 1909, fu colpita da una invalidante paralisi che la segnò per tutta la vita. Dal canto suo Diodata seguì il figlio nelle varie fasi della sua malattia che lo portò alla prematura morte il 9 agosto 1916, avvenuta nella loro casa torinese di Via Cibrario tra le braccia della madre stessa.
Da questo momento in poi iniziò il corso della vera popolarità del poeta di cui egli non poté godere i frutti, ma che invece sua madre visse appieno. Diodata continuò a vivere a Torino, ma non desiderando più recarsi al Meleto di Agliè, abitazione amata in passato, ma ora troppo densa di ricordi, seguì il consiglio di Ettore Colla, l’amico più intimo di suo figlio, e trascorse molte estati della sua vita in Valchiusella, in una casa in affitto nella periferia di Drusacco, paese che aveva per lei un clima favorevole e dove, nel girò di poco tempo, divenne conosciuta, apprezzata e osservata da molti.
La sua prima estate li fu quella del 1917.
Tu parlavi, Mamma: la melodia della
voce suscitava alla mia mente la visione
del tuo sogno perduto. Or ecco: ho
imprigionato il sogno con una sottile malia
di sillabe e di versi, e te lo rendo perché tu
riviva le gioie della giovinezza.
Così si riferiva alla madre il poeta nella sua “Primavere romantiche”.
Drusacco, insieme alla vicinissima Vico, in quegli anni e in quelli successivi, furono meta di un turismo che potremmo definire d’élite, poiché meta dell’alta borghesia e della nobiltà torinese. All’albergo della Corona Grossa di Vico si consumava segretamente la passione tra la contessa Cognasso, nota nei salotti bene della capitale subalpina e il principe del foro avvocato Oliveri, mentre i torinesi si interrogavano sulla veridicità della loro relazione e si rodevano il fegato per non riuscire a scoprire se ci fossero degli incontri segreti tra i due e dove, eventualmente, questi avvenissero.
Nella casa parrocchiale di Drusacco, in estate, soggiornava sovente Emma Giono, mamma della medaglia d’oro al valore militare e calciatore Alberto Picco di La Spezia. Picco fu figura chiave del club calcistico della città ligure, tant’è che oggi lo stadio cittadino gli è intitolato. Egli, alpino, perì in un’azione eroica durante la Prima Guerra mondiale nel 1915. La madre, con l’altro figlio, veniva a Drusacco poiché la donna era nativa della frazione di Inverso.
In una casa in affitto in Cimavilla a Vico soggiornò per alcune estati Edmondo De Amicis che qui scriveva e dipingeva. Uno dei suoi quadri è ancora oggi conservato nella casa della nipote della signora che affittava l’alloggio al noto scrittore e pedagogo. A noi piace pensare che qualche suo scritto sia nato proprio a Vico o qui gli sia stato ispirato.
Alla Locanda dell’Universo di Vico aveva alloggiato l’imprenditore Vincenzo Lancia e tanti noti volti della Torino “bene” dell’epoca salivano a ristorarsi dalla calura estiva nei due piccoli villaggi prealpini.
La Mautino, che soggiornava in una casa all’inizio del paese di Drusacco con una cameriera africana, la quale destava non poca curiosità tra i paesani in quegli anni, vide svilupparsi a poco a poco la fama del figlio poeta e il crescente interesse che l’ambiente letterario gli tributava.
Tra gli amici di madama Gozzano ci fu il poeta dialettale Nino Costa che le fece visita in Valchiusella e che, nel 1938 le dedicò alcuni versi in occasione del suo ottantesimo compleanno.
Pare, tra l’altro, che Diodata fosse una consumatrice del famoso Elisir China realizzato nel laboratorio della farmacia di Drusacco dal dottor Lodovico Casullo.
La composizione di questo “portentoso” elisir è giunta fino a noi: 25 grammi di alve soccotrino, 3 grammi di pedagra, genziana, zafferano, rabarbaro, china, calissaia e teriaca, 5 grammi di noce moscata, garofano e cannella, 3 grammi di olio essenziale di menta, 80 grammi di alcool a 32 gradi, 40 grammi di etere solforico. Alla fine occorreva lasciare macerare il tutto e filtrare.
Il chimico Casullo era anche un ottimo pubblicitario che reclamizzava così il suo prodotto: “Passando per Drusacco non si dimentichi il viandante di bere un bicchierino dell’eccellente elisir china preparato dal farmacista Lodovico Casullo. L’Elisir di lunga vita!”
Furono tante le stagioni da quel 1917 in poi che Diodata Mautino Gozzano trascorse a Drusacco, dove ci piace pensare abbia sentito cantare dalle belle voci valligiane, una delle canzoni più care al suo illustre figlio: “Oh mio carino tu mi piaci tanto, siccome il mare piace ad una sirena….”. Queste si conclusero con la sua morte nel 1947, ma un po’ del suo ricordo è rimasto ancora per tantissimi anni.
Për j’otant’ani ëd Madama Gozzan
Otant’ani! N’età varia e pressiosa,
e Madama Gozzan, ecco, as presenta:
tuta bianca, gentila, intelligenta,
viva ‘d gioventù miracolosa.
La gioventù dël cheur! Che ant la tormenta
dël mond a salva na soa fior gioiosa,
e ant ij malheur dla vita burascosa
a rend l’anima fòrta e resistenta.
Forse so Guido, un dì, quand ch’a sentìa
casché la vita come da sla rama
na bela fior, prima dël temp, passìa,.
l’ha fait un vot: “Mentre la mòrta-m ciama
costa mia gioventù che ‘l mal am pìa
veui fela arvive drinta’l cheur ‘d mia mama”.
Nino Costa Turin, 18 maggio 1938


