Abbiamo di fronte due nomi: Hamnet e Hamlet, che indicano una persona sola Amleto, che è personaggio ma anche icona, una maschera, una magia. Si narra che nel 1585 il poeta William Shakespeare abbia avuto da Anne Hataway due figli gemelli, un bimbo (Hamnet) e una bimba (di nome Judith). Il maschietto sarebbe morto a soli 11 anni, portando con sè il dolore e le lacrime dei familiari.

Il film della regista di origine cinese Chloè Zhao narra proprio questa storia e ci trasporta nell’Inghilterra buia di centinaia di anni fa, quando era popolata da streghe e da poeti. Si parte dal punto di vista della moglie del celebre bardo, e da una storia forse mai confessata. C’era una volta, e anche oggi, una ninfa dei boschi di nome Agnes che dorme rannicchiata all’interno di una culla, formata dalla radice di un albero secolare. È vestita di colore rosso, ma rosso cupo come il sangue; ella conosce il linguaggio dei volatili ed è sempre accompagnata da un falco che risponde ai suoi richiami; conosce erbe e pozioni venute da una terra lontana, sa a memoria le antiche formule dei riti magici.

Si racconta che in realtà non sia figlia della donna che si dichiara sua madre, ma di una strega venuta da lontano. Si chiama Agnes e il giovane William se ne innamora subito e, quando un giorno riuscirà a sposarla nonostante l’ostilità delle loro famiglie, deciderà di mettere subito al mondo dei bambini, i loro figli diletti. Poi un lutto li colpirà, e chissà se è complice la maledizione dei loro parenti… anche se tutto questo contribuirà a tramandarne le storie e a far diventare i personaggi immortali.

Nonostante il tema del lutto sia sempre presente, c’è una danza ancestrale che invita spettatori e attori protagonisti a vivere con più ottimismo. La pellicola regala momenti di poesia e di dramma, e una frase che possiamo utilizzare anche oggi: “Credo che il dolore sia l’altro volto dell’amore”.

Hamnet

di Chloé Zhao
paese: Regno Unito, Usa 2025
genere: drammatico
interpreti: Jessie Bucley, Paul Mescal, Joe Alwyn, Emily Watson, David Wilmot, Jacobi Jupe
durata: 2 ore e 5 minuti
giudizio: interessante-bello