Ho conosciuto Maria su un volo dall’Europa all’Uganda. Con la mia famiglia viaggiavano Daniela e Franco e tra i loro figli questo scricciolo di appena 6 mesi. Proseguirono poi verso Kitgum, nel nord, dove lavoravano in progetti umanitari. Poche settimane dopo, colpita da malaria e gastroenterite, Maria fu trasportata d’urgenza a Kampala in elicottero militare, per la gravità della situazione e il rischio di imboscate sulle strade. Rischiò la vita. La famiglia si trasferì nella capitale. A 8 anni tornò in Italia.
Cresciuta con 5 fratelli, alle superiori si appassionò all’informatica, poi approfondita al Politecnico di Milano. Lavorò a Milano, Sondrio e Verona. Qui arrivò la notizia improvvisa e tragica della morte del fratello Giovanni, ferita ancora viva, ma pacificata.
Marta, Pietro, Carlo, Agnese e Maria portano tutti un tatuaggio sull’avambraccio: una piccola costellazione di segni in linea – quattro punti – che li unisce tutti, e due simboli personali. Uno è condiviso: una carta da gioco, l’asso di cuori, memoria di Giovanni, che amava le carte ed è amato per sempre. Accanto, ciascuno ha il proprio segno distintivo. Quello di Maria è un aeroplano di carta, leggero e in volo: il segno del viaggio, della libertà, del suo primo progetto di vita.
Nel 2021, durante una videoconferenza sui comandamenti con tre clarisse di clausura, rimase colpita dalla bellezza dei loro volti: “Vorrei essere bella come loro. Ma non fa per me: ho già il mio piano: viaggiare, amare, avere figli”. Un sussulto del cuore rimasto senza seguito.
Nel settembre 2024 accompagnò un’amica ferita dal lutto al monastero trappista di Vitorchiano. Restò alcuni giorni. Ancora quella bellezza la ferì nel profondo. Allora portava 16 orecchini e le fu detto che in clausura non sono accettati. Pensò: “Davvero i miei piani non sono i Suoi”. Ma le parole delle suore l’accompagnarono: “Non mettere da parte ciò che ti attrae: approfondisci”. Iniziò così un cammino serio, regolare e discreto di verifica.
L’ho rivista a New York: ha voluto salutare una famiglia amica per annunciare la decisione che tra un mese la porterà in clausura. Lo scricciolo fragile è oggi una donna dal volto sereno e luminoso. Ha lasciato gli orecchini, ma conserva il tatuaggio.
Fu battezzata Maria Ayero: “colei che è stata scelta”. Per spiccare il volo nel tempo voluto da Dio.


