Il Baronetto e il Cavaliere

(Filippo Ciantia)

Non si incontrarono mai in vita, ma li univa una straordinaria somiglianza dei tratti del volto.

Sean fu fatto Baronetto dalla Regina d’Inghilterra; Elio fu insignito Cavaliere della Repubblica dal nostro Presidente.

Entrambi lottavano contro i nemici dell’umanità. Sean combatteva l’organizzazione criminale Spectre ovunque nel mondo. Elio sconfiggeva il Male con la Carità.

Erano riconoscibili dalla loro auto. L’Aston Martin DB5, grazie a Sean è un’icona senza tempo con le sue micidiali modifiche: mitragliatrici, spargi olio e chiodi, sedili eiettabili. La Toyota Land Cruiser J70 di Elio poteva essere ambulanza per i malati, veicolo per materiale da costruzione, carro funebre per i morti di Ebola, trasporto per medici e infermieri in gita.
Li univa anche il fatto di essere “Untouchables” (intoccabili), tanto erano rispettati, coraggiosi e temerari. Sean combatteva Al Capone. Elio, invece, era l’unico che poteva sfidare la notte e i guerriglieri per recuperare feriti nelle battaglie o il contagio del virus Ebola per seppellire i morti.

Frequentavano compagnie molto diverse. Per Sean c’erano le “Bond girls”. Elio ha, invece, dedicato tutta la vita a migliaia di sconosciuti malati, vedove, bambini speciali, orfani delle guerre e dell’AIDS.

Sean ha dato vita ad un personaggio tra i più amati della storia del cinema. Elio , invece, ha vissuto, offrendo se stesso, amando e servendo i più poveri: amato da tutti.
Tanto diversi, sono morti in date ravvicinate, entrambi ai tropici. Sean Connery il 31/10 a Nassau, alle Bahamas, dove sono stati girati tre dei tanti film del suo personaggio James Bond, agente 007. Elio Croce è salito al cielo l’11/11, a causa di una polmonite da Covid-19, nella capitale dell’Uganda, Kampala, all’equatore.

Elio non è morto serenamente nel sonno, ma in un umile letto della Terapia Intensiva di un ospedale della Perla dell’Africa, terra di martiri, dove Malaria, Ebola e AIDS mietono vittime. Nato a Moena, diventato missionario Comboniano, venne inviato nel 1971 nelle poverissime regioni del nord Uganda, dove ha speso 49 anni di carità soprattutto negli ospedali. Cinque parole – “Lo avrete fatto a Me” – hanno guidato la sua vita, rendendo carne il desiderio di Dio per tutte le sue creature.

“Le opere di misericordia rendono eterna la nostra vita” (Papa Francesco)

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