Il covid 19 rallenta anche il lavoro del Tribunale ecclesiastico interdiocesano piemontese.

La pandemia non ha fermato, ma solo rallentato l’attività del Tribunale ecclesiastico interdiocesano piemontese, che ha continuato a lavorare e a deliberare nonostante le difficoltà dovute alle chiusure, alle indisponibilità o impossibilità a presentarsi di coloro che dovevano essere ascoltati.

E’ saltata anche la consueta inaugurazione dell’anno giudiziario, occasione per relazionare sull’attività 2020 e per approfondimenti e riflessioni sui temi legati alla missione stessa del Tribunale ecclesiastico. La relazione è stata svolta dal Vicario Giudiziale, don Ettore Signorile, con i vescovi della Conferenza episcopale piemontese solo in modalità di videoconferenza.

“L’anno trascorso ha visto l’introduzione di 85 libelli – ha detto don Signorile –. Un numero inferiore rispetto al 2019 (126), che determinato prevalentemente dai lockdown, dalle ansie e preoccupazioni in gran parte della nostra gente. Un dato però che conferma l’interesse dei fedeli verso il Tribunale ecclesiastico, tenuto conto del vertiginoso calo delle celebrazioni sacramentali dei matrimonio”. Anche il numero delle cause terminate è inferiore: 89 (-20 rispetto al 2019) di cui 3 archiviate, 2 con processo brevior (una decisa dall’Arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia e l’altra da Mons. Edoardo Cerrato, vescovo di Ivrea).

Causa coronavirus si è così interrotto un trend positivo che vedeva il tribunale interdiocesano piemontese migliorare anno dopo anno la tempistica. Nel 2020 è stato approvato ed è operativo il regolamento del Tribunale alla luce della riforma voluta da papa Francesco per una maggiore uniformità a livello nazionale. Novità anche sull’organico con alcuni avvicendamenti dovuti soprattutto ai limiti di età.

Maggiori dettagli sul numero in edicola giovedì prossimo del nostro giornale cartaceo “Il Risveglio Popolare”.

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