Mi chiedo cosa facciano i giovani oggi per la pace, se esista davvero qualcosa di concreto, tangibile, con risultati palpabili che incidano sul caos del mondo. La risposta, di solito, suona come un’eco vuota. Le iniziative che pure emergono – presidi sporadici, striscioni urlati in piazze semideserte – non spengono conflitti millenari né disarmano gli arsenali; sfiorano i problemi con gesti simbolici, forse incapaci di invertire la rotta di un’umanità che ha perso se stessa. È quell’approccio puerile, da letterina a Babbo Natale – “Voglio la PlayStation e la pace nel mondo” – che si traduce in un disincanto corrosivo: ci convinciamo d’essere impotenti, guardando “il mondo da un oblò”.

Se mi si interrogasse su cosa io stia facendo per la pace, oltre a pregare, risponderei: niente. Il ragazzo della mia età spesso assorbe il mondo a brandelli dal feed incessante dei social o dal bagliore catodico di un televisore; scorrono frames di devastazione e quella sequela inesorabile genera un’ansia viscerale, alimentata dalla paura atavica dell’impotenza. Il mondo implode, incomprensibile, e noi lo guardiamo paralizzati, spettatori passivi di un dramma che ci sfugge.

Eppure, in questo deserto di inerzia, baluginano lampi di ribellione giovanile. Pochi giorni fa, a Torino, circa mille giovani attivisti al grido di “Vogliamo un futuro” concludevano un corteo immolando tra le fiamme una bandiera. Gesto estremo, provocatorio, ma poi? Pochi giorni prima studenti medi e universitari invadevano piazze in decine di città italiane contro il riarmo europeo e i progetti di leva obbligatoria; striscioni manoscritti dicevano “Disertiamo la guerra”, pretendendo sacrosantamente risorse per scuole e welfare anziché per missili e droni. Ci si prova quindi, a trasformare l’impotenza in azione concreta, seppur minima, tangibile.

Anche a Gerusalemme vecchia, la città santa per le tre religioni monoteiste, intoccabile e protetta dal buonsenso comune e dagli interessi di tutti, in questi giorni si vive la paura dell’impotenza. Forse quella bolla di protezione sta iniziando a cedere, quando i frammenti di missili cadono sui tetti e le notti si passano nelle cantine. Il sogno dei prossimi riti di Pasqua sembra svanire, e la porta del Santo Sepolcro è sprangata, nel silenzio delle sirene. Pure Cristo sembra irraggiungibile… magari sarà “interdetto”.