(Cristina Terribili)

 

Ne abbiamo già parlato, abbiamo affrontato il tema di genitori che uccidono i figli in più occasioni, abbiamo provato ad osservare tragedie da tanti punti di vista e non ci arrendiamo, continuiamo a sobbalzare dalla sedia alle notizie che si susseguono che hanno come protagonisti bambini che vengono uccisi da chi li avrebbe dovuti proteggere.

Ricordiamoci sempre che un bambino può piangere perché fa un capriccio, che ogni genitore può perdere la pazienza, ma ognuno di noi ha la capacità di riconoscere quando alcuni eventi, rumori o segnali, possono indicare che qualcosa sta sfuggendo di mano.

Rileggendo gli ultimissimi episodi di cronaca, immagino quanto abbia pianto il piccolo Mehmed quando il padre spegneva le sigarette sulla pianta dei suoi piedini o il piccolo Leonardo che moriva per un’emorragia interna. Non possiamo rimanere indifferenti chiudendo la porta sicuri che tanto i nostri figli sono protetti, che ai nostri figli questo non accadrà. Anche tutti questi “angeli” devono diventare i nostri figli e il diritto alla vita lo dobbiamo difendere sempre, a costo di rimetterci un po’ della nostra pace.

Deborah, di 19 anni, uccide il padre che ritorna a casa ubriaco, pronto a scagliare la propria frustrazione nei confronti di una moglie e di una figlia che hanno sperato sempre e solo in un cambiamento. Le cronache riportano che la ragazza era disperata e che continuava a chiedere perdono al padre, che non avrebbe voluto ucciderlo, che lei gli voleva bene.

Chi sapeva e non è intervenuto, anche in questo caso, ha reso vittima Deborah due volte, la costringerà a vivere con degli immensi sensi di colpa, perché, in alcuni casi, un figlio riesce ad amare un genitore anche quando questo si trasforma in un orco, anche grazie alla nostra complicità.

Riteniamo che la salvaguardia della vita debba riguardare tutti noi, che possiamo decidere se essere complici di orrori o se vogliamo salvare piccole vite. Ognuno di noi può farlo.

Proviamo a capire come, partendo da quello che la legge riconosce come un reato verso il bambino che deve essere segnalato: i maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.): condotte non occasionali da parte di un genitore o parente che sono lesive (quei comportamenti che rendono abitualmente dolorose le relazioni familiari) dell’integrità fisica o psichica della persona; l’abuso dei mezzi di correzione (art. 571 c.p.): infliggere al minore, in modo non occasionale, punizioni immotivate o che si impongono al di là dei poteri educativi riconosciuti ai genitori ed infine i reati sessuali (l.66/96).

Qualsiasi persona o istituzione che viene a conoscenza di una situazione lesiva o pericolosa per la salute fisica o psicologica di un minore può effettuare una segnalazione all’autorità giudiziaria. Cosa deve contenere una segnalazione? Occorre esporre, in forma chiara e sintetica gli elementi che hanno condotto al sospetto, evitando commenti o giudizi personali affinché tutto possa essere valutato dall’Autorità Giudiziaria competente.

Ci si rivolge anche in forma anonima alle forze dell’ordine o al servizio sociale locale, che faranno tutte le verifiche del caso e segnalandolo alla procura Minorile quando vi sono gli estremi per farlo. Qualora la segnalazione non dovesse essere confermata, non ci sono conseguenze su chi denuncia: al massimo si sarà stati troppo zelanti.