L’impero colpisce ancora. Ed è davvero così: la saga di Star Wars continua a mietere lungometraggi che attirano vecchio e nuovo pubblico. In realtà non ci sono vere e proprie classifiche tra le nuove generazioni, ma in genere i personaggi della saga sono apprezzati, anche se forse in modo diverso.
L’epoca è incerta, pressappoco sono trascorsi cinque anni (solari) dagli avvenimenti narrati ne “Il ritorno dello Jedi”, ma è complicato mettere mano ad anni pensati “umanamente” ed epoche stellari.
Ormai l’impero malvagio è caduto e le forze del male sono ferme: ma qualcosa ribolle nello spazio più profondo. I signori che si sono affrontati nella guerra recente sono ancora vivi e sono sparsi per la galassia, la Nuova Repubblica sta per nascere e decide di arruolare l’eroe del passato, il leggendario cacciatore di taglie Din Djiarin insieme al suo fido apprendista, il piccolo Grogu: dovranno proteggere il nuovo impero e verranno loro affidate importanti missioni.
Grogu appartiene alla stessa specie dell’anziano Yoda e per questo tutti hanno rispetto di lui: non si sa bene quanti anni abbia, forse 50, ed è come un bambino (galattico ed intelligente, certo!), però conosce l’uso della forza. Ma chi è o cos’è alla fine un mandaloriano? È un essere, all’interno dell’universo di Guerre Stellari, membro del leggendario gruppo etnico e religioso (e anche culturale) del pianeta dei Mandalore, gruppo di guerrieri nomadi con un codice d’onore molto severo.
Una riflessione sul successo di Guerre Stellari, che non accenna a scemare, ci fa pensare a come sia sempre attuale l’idea della lotta del Bene contro il Male (il lato oscuro della Forza) e a come, per fortuna, abbiamo sempre tanti eroi da cui trarre ispirazione: ad esempio il piccolo Grogu (ma eravamo partiti da Luke Skywalker…).
Il Mandalorian e Grogu
di Jon Favreau
paese: Usa 2026
genere: fantascienza
interpreti: Pedro Pascal, Sigourney Weaver, Jeremy Allen White, Johnny Coyne, Dave Filoni
durata: 2 ore e 12 minuti
giudizio Cei: consigliabile, semplice


