Foto: Vittorio Sgarbi, 2022 Wikipedia, Di Merulana – Opera propria, CC BY-SA 4.0.

Vittorio Sgarbi è un personaggio pubblico controverso, capace di portare all’attenzione del grande pubblico piccoli capolavori che la storia dell’arte aveva relegato nei magazzini dei musei, ma anche di collezionare querele per le persone che insultava nelle trasmissioni televisive o in occasione di eventi pubblici. Dal 2024 Sgarbi non appariva più in televisione: si era allontanato dalle luci della ribalta. Da alcuni mesi, però, ha ripreso a partecipare a eventi pubblici e tutti hanno notato un grande cambiamento.

L’uomo Vittorio parla della sua depressione come di una condizione nuova della vita, che cerca di conoscere. La definisce “una condizione morale e fisica” e racconta: “trascorro una fase di meditazione dolorosa su quello che ho fatto e sul destino che mi attende”. Appare con i capelli bianchi, gli occhi arrossati, infastidito dalle luci forti, con una voce che a volte fatica a farsi sentire.
Di quest’uomo, tanto opinabile, forse pochi conoscono la partecipazione alla trasmissione di Ruffini “Up and Down” il giorno di Natale del 2018. In quella occasione mostrò, nei confronti dei ragazzi con sindrome di Down con i quali dialogava, una dolcezza impossibile da contraffare. Senza perdere l’ironia e il piacere dello spettacolo, accompagnò il suo modo di stare in scena con un sorriso e una tenerezza che sullo schermo televisivo non aveva mai mostrato.

Forse proprio in occasione di quella apparizione qualcuno si è chiesto chi fosse davvero Vittorio Sgarbi e dove fosse il confine tra l’uomo e il personaggio. Oggi la sofferenza dell’uomo ci colpisce perché è tanto distante dall’immagine del personaggio che avevamo imparato a conoscere nello spettacolo.

Possiamo riconoscere la fatica, il travaglio interiore, la paura della morte, il timore di non aver seminato nulla e, insieme, la speranza che qualcosa di lui possa rimanere in ciò che ha scritto sulle opere d’arte, nella bellezza che ha cercato di mostrare e sulla quale tanto ha riflettuto.

Come ieri, il pubblico di Sgarbi si divide tra chi lo vorrebbe chiuso in casa e chi, invece, riconosce il coraggio di mostrarsi così, nel desiderio di poter ancora esprimere il proprio pensiero, nella volontà di suscitare sentimenti contrastanti e, forse, di essere per qualcuno un esempio: non per lasciarsi andare, ma per continuare a vivere anche nella sofferenza, portandone la testimonianza.
E forse è proprio questo il punto che va oltre la vicenda di Sgarbi: la depressione non è soltanto un momento di tristezza né una debolezza personale, ma una sofferenza che può attraversare la vita di molte persone e che chiede ascolto, comprensione e, quando necessario, cura.