Il Vangelo di domenica 9 giugno

DOMENICA DI PENTECOSTE (ANNO C)

Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa

Cinquanta giorni dopo la Risurrezione. Non uno schematico calendario per l’anima ma ancora dilatazione del cuore che dalle chiusure , passa all’incontenibile Fuoco di Cristo che, divampando, fa accogliere salvezza: «Gesù è Signore».

La lingua dell’Amore non ha bisogno di traduzioni, è comprensibile a tutti, ha in sé la forza di comunicazione di qualsiasi popolo. Per entrare in questa sua potenzialità bisogna imparare a lasciare entrare Dio nella propria realtà. «Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui»: il Padre che ci ha creati, il Figlio che ci ha redenti, lo Spirito Santo che – interprete perfetto della parola di Cristo – ci «insegnerà ogni cosa» e ci ricorderà tutto ciò che Dio fatto uomo ci ha detto.

A Babele, sulla torre eretta come sfida a Dio, non ci si comprende più, la comunicazione è interrotta e l’umanità sprofonda nella confusione. A Pentecoste giunge a compimento il mistero pasquale ed «i linguaggi della famiglia umana» sono riuniti nella professione dell’unica fede.
Vieni, Spirito Santo, ciò che siamo ti riconosca come consolatore perfetto, ti viva come dolcissimo sollievo, fonte d’ogni bene profondo. Sii forza rigeneratrice, fiamma viva capace di farci splendere davanti al Cristo che viene. Prevalga in noi la tua azione non il nostro sentimento. Rinnova la faccia della terra: risanaci, guarisci quello che in noi è malato, debole, sanguinante.

Tu sei eterna sorpresa dell’Amore divino, trasformi il caos, soffi dove vuoi e nessuno può immaginare le meraviglie che puoi compiere nella storia di ciascun uomo. Guidaci alla verità tutta intera soccorrendo la nostra miseria con i tuoi doni di grazia e facci entrare nella ricchezza del credere fino in fondo, per poter «sperare contro ogni speranza».

La nostra concretezza di fede è viverti come ospite dolce dell’anima , salutare riposo nella fatica di vigilare, di combattere la buona battaglia, di custodire il tesoro nascosto, di cercare quanto abbiamo perduto.

Riparaci dall’aria che tira, dal clima rovente di un deserto che sembra sempre più esteso. Possiamo sentirci soffocare dalle preoccupazioni, da un mondo impazzito, ma il tuo conforto sarà sempre garanzia di respiro, di crescita, di pace malgrado tutto.

Quante volte ci domandiamo: «Perché ti rattristi, anima mia, perché su di me gemi?». Anche il patire più nascosto in Te trova conforto, «ali come di colomba, per volare e trovare riposo…», perché il pane delle lacrime nutre se Tu operi in noi! E così sarà testimonianza quanto afferma il Salmo: «Passando per la valle del pianto la cambia in una sorgente».

«Dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà», non lasciarci mancare questa festa, invadi nell’intimo i tuoi fedeli! Siamo prigionieri di sbagli, limiti, responsabilità. «Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere?, le inavvertenze chi le discerne? Assolvimi dalle colpe che non vedo» . Senza il tuo soccorso non abbiamo futuro, l’eternità sembra sogno o, ancor peggio, illusione! Riempi della tua grazia, rendi nuovi i nostri cuori; tocca la polvere che siamo affinché diventi «come un giardino irrigato».

La duttilità e flessibilità ci allontanino dalla durezza. L’insensibilità e l’indifferenza spesso paralizzano: il bene che possiamo essere e diffondere trovi svolta in te, fiamma ardente e potente balsamo. Le vie tortuose si raddrizzino, i passi seguano la tua direzione di luce d’eterna sapienza e «la tua guida invincibile ci preservi dal male» (Veni Creator, inno).

«La tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato». Pentecoste ci ricorda questa meraviglia e l’esperienza di «a ciascun giorno basta la sua pena» questo dono. Una memoria indispensabile, nuova creazione che ci fa cantare con la vita: «Gioisca il Signore delle sue opere». Sempre.

(Gv 14,15-16.23-26) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre
che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

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