Immortale

(Filippo Ciantia)

Siamo alle puntate finali dell’ultima stagione della serie televisiva dedicata al clan dei Savastano, dominatori del quartiere napoletano di Secondigliano. I fan di “Gomorra” stanno attendendo lo scontro finale tra Gennaro, Genny, Savastano e Ciro Di Marzio, detto “l’immortale”. Una serie che “ti prende”, ma la cui morale è triste, anzi tragica: il bene non esiste, il male è l’unica scelta, solo chi è disposto ad uccidere e a morire è un uomo vero. Destinato all’immortalità.

Contemporaneamente, sta riscuotendo grande successo “Adrenalina”, il terzo libro autobiografico del grande giocatore di calcio Zlatan Ibrahimovic, figura esemplare della nostra epoca. I suoi libri precedenti si intitolano “Io, Ibra” e “Io sono il calcio”. In una recente intervista dichiara di non credere in Dio, ma di credere solo in se stesso. Il suo corpo, ricoperto di tatuaggi, è una mappa della sua coscienza. Spiccano la carpa, simbolo di coraggio e fecondità, la tigre che ruggisce, indomabile e selvaggia, e il dragone, il successo. Sul petto la scritta: solo Dio può giudicarmi. Tutto questo gli donerà l’immortalità, almeno sportiva?

Sant’Ambrogio è uno dei santi più noti, tanto importante da dare il nome ad un rito che resiste da secoli. Vescovo sapiente, esercitò un’enorme influenza sulla vita della sua città, iniziando una tradizione di responsabilità politica dei cristiani nella vita pubblica che rimane molto attuale: “dove c’è la fede, c’è la libertà”. Scrittore prolifico e profondo, ci ha lasciato testi eterni pieni di saggezza. Uomo di preghiera ha composto inni e canti che riecheggiano ancor oggi nelle nostre chiese e in tutto il mondo.

Ambrosia era il nettare degli dei nella mitologia greca: il nutrimento che donava longevità e vita. Il re Tantalo cercò di rubarlo e fu perciò condannato alla violenza e condannato al supplizio di desiderare per sempre ciò che non avrebbe potuto raggiungere. Ambrogio significa immortale. Il Santo divenne vescovo accettando e rispondendo Sì alla richiesta del popolo di diventare la loro guida spirituale, mentre già lo era per la vita civile.

Il nostro Sì ci apre alla vita che non finisce. Al contrario, siamo destinati alla violenza e alla vana superbia.

Chi, oggi, dice Sì al disegno del Padre, è la nostra stella, misteriosamente immortale, di Natale.

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