Io speriamo che me la cavo

Lunedì riparte la scuola tra incertezze, timori e speranze

(Cristina Terribili)

Che bello il primo giorno di scuola!

Lunedì la foto davanti la soglia di casa si farà anche con la misurazione della temperatura: un brivido lungo la schiena, in attesa che sul display appaia il semaforo verde per andare… per qualcuno verso un mondo infestato da virus pronti ad avventarsi sul tenero virgulto, per altri verso qualche ora di libertà reciproca: liberi i genitori, liberi i nonni, libere le tate, liberi i bambini, libere le maestre e i docenti di ogni ordine e grado che potranno tornare nelle proprie classi.

Belle le scuole tutte pulite, sanificate, con l’odore del gel disinfettante che coprirà quello delle patatine nelle bustine.

Belle le aule con i banchi singoli, a forma di fiore, banchi doppi, bloccati al suolo dopo essere stati scientemente distanziati. Forse qualcuno farà lezione nei corridoi, qualcun altro approfitterà di palestre o cortili… però forse saranno state riparate quelle finestre difettose che non si aprivano da anni, saranno state predisposte delle tende per quelle aule tanto calde in cui si rischiava di sentirsi mancare il fiato.

Emozionante sarà senz’altro l’ingresso a scuola, pur tutti in fila e ordinati secondo percorsi stabiliti, secondo distanze ben segnalate. Nelle bacheche, accanto agli avvisi per il personale troveranno spazio i cartelli con le regole per evitare il contagio, per ricordarsi di lavare spesso le mani e di mantenere la distanza interpersonale di un metro. Per quest’anno sarà complicato per gli alunni raccontarsi a vicenda i segreti: si dovranno escogitare altri segnali per comunicare alla giusta distanza.

Gli insegnanti ed il personale scolastico con le tute bianche, con le mascherine, con le visiere, con i guanti, irriconoscibili… Auguriamo tanta pazienza agli insegnanti che dovranno riannodare conoscenze, che dovranno fare avanti e indietro con i programmi, che dovranno concedere uno spazio per un confronto a chi si ritrova dopo tanti mesi.

Poi quest’anno farà il suo ingresso a scuola il “referente Covid”: sempre in prima fila, con l’agenda piena di tutti i numeri di telefono per le emergenze, l’unico in grado (si spera) di sapere esattamente cosa fare quando arriverà quel ragazzino che alla terza ora lamenta un temuto quanto inatteso aumento della temperatura corporea.

L’aula deputata all’isolamento è stata individuata, arredata per renderla quel minimo confortevole, con la sedia ed il tavolo per poggiare le proprie cose, nell’attesa che si compiano tutte le procedure d’emergenza e di isolamento. La ricreazione si farà in classe, per il bagno ci sono scelte varie.

Ma in questo sogno poi si presentano buie nuvole che rovinano la giornata: sono le nuvole delle mascherine non arrivate, delle scuole che riapriranno dopo le votazioni, delle quarantene omesse per paura dell’esclusione, degli studenti disabili e dei loro assistenti, delle insegnanti di sostegno che ancora non sanno se saranno riconfermati o meno.

Una nuova sfida attende tutti, un nuovo patto, una nuova alleanza che vorrebbe vedere una comunità educante compatta nel rispetto delle regole per garantire quel ritorno alla normalità tanto desiderato. E forse, come un’orchestra che accorda i suoi strumenti, piano piano la scuola potrà riprendere il suo ritmo, con l’aiuto ed il rispetto di tutti.

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