Un bel regalo dell’allentamento della morsa della pandemia è che si sono potuti riprendere gli incontri regolari, con cadenza mensile, dell’Oratorio in stile di San Filippo Neri, tenuti in vescovado da monsignor Edoardo Cerrato, coadiuvato dai tre Oratoriani don Andrea, don Riccardo e don Samuele.

Il primo incontro, accolto con gioia dai numerosi partecipanti, è stato lunedì 24 ottobre.

Si sentiva la mancanza di queste catechesi cui il Vescovo Edoardo ha cercato di supplire con le piccole, efficaci catechesi via Whatsapp del mercoledì (quotidiane nei tempi forti dell’anno liturgico).

Sono sottolineature dottrinali o vite di santi che raggiungono un numero molto grande di persone: l’importante è che la Parola di Dio risuoni – ha spiegato –. Il primo compito del vescovo è la predicazione. Veramente sarebbe il compito di ogni battezzato, ma il vescovo è tenuto a farlo in modo tutto speciale: la fede nasce dall’ascolto. È anche per riflettere su questo che nei due primi incontri presenterò due figure splendide di ministero episcopale: Sant’Eusebio vescovo di Vercelli, dei primi tempi della Chiesa, e il vescovo di Susa Edoardo Giuseppe Rosaz, morto nel 1903”.

Due ricorrenze stanno alla base di questa scelta: nel 2021 ricorrevano 1650 anni dalla nascita di Sant’Eusebio e 30 anni dalla beatificazione di monsignor Rosaz, ma la pandemia ha impedito le manifestazioni in programma, che sono slittate al 2022. “Dedichiamo la serata ad Eusebio, ma sempre con intento catechistico, non per far storia” – ha ribadito monsignor Edoardo, ripetendo la frase di San Francesco di Sales che tanto gli è cara: “I Santi sono Vangelo cantato!”.

Dalla citazione di Sant’AgostinoPer voi sono vescovo, con voi sono cristiano”, monsignor Cerrato ha preso lo spunto per precisare che il vescovo “prima della sua funzione di servizio alla Chiesa è parte del corpo mistico di Cristo e vive la realtà della Chiesa come l’ha voluta Cristo”.

Per inserire e inquadrare bene le figure dei due vescovi, monsignor Edoardo ha voluto “guardare all’insieme della Chiesa”: ne è nata una lectio magistralis lunga e articolata in cui ha parlato della Chiesa a 360 gradi, con dovizia di citazioni, di nozioni e di argomentazioni (con grande gioia degli ascoltatori, ma grande preoccupazione per chi deve cercar di scrivere tutto ciò, e non ci riuscirà, se non a prezzo di tagli dolorosi…)!

Della lettera agli Efesini di San Paolo ha evidenziato il discorso sulla diversità dei carismi e delle vocazioni secondo la Grazia di Cristo: apostoli, profeti, evangelisti, pastori, maestri per preparare i fratelli a compiere il loro ministero allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e alla conoscenza del Figlio di Dio, cercando di crescere tutti insieme nelle vocazioni e chiamate diverse.

ll vescovo ha invitato a rileggere le stupende Costituzioni del Concilio Vaticano II nel 60° del Concilio stesso ed ha brevemente illustrato i primi tre capitoli della Lumen Gentium.

Essendo Cristo la vera “Lumen Gentium”, Egli riflette la sua luce su tutti!

Dobbiamo amare la Chiesa, ma prima ancora dobbiamo “credere la Chiesa”, cioè accogliere quello che ci viene detto autorevolmente, perché la Chiesa è mistero, travalica tutto ciò che è sensibile, intelligibile.

Si corre il rischio di guardarla in modo sbagliato, di giudicarla attraverso i comportamenti, a volte non cristiani, dei suoi singoli membri, e questo è troppo deludente.

Essa invece ingloba tutti noi e trascende i comportamenti individuali. La Chiesa è un popolo che deriva la sua unità dall’unità del Padre, Figlio e Spirito Santo, si apre a tutti ed è fornita dal suo Fondatore di doni, quali l’amore e lo slancio missionario per portare la salvezza al mondo.

Tra questi doni eccelle quello degli apostoli, oggi papa e vescovi. Sono i successori degli apostoli per successione che decorre ininterrotta fin dalle origini, sono maestri di dottrina, presiedono in luogo di Dio al gregge di cui sono pastori, sono preposti alla diffusione della fede in modo tutto speciale rispetto agli altri battezzati e rendono presente Gesù in mezzo al popolo.

Gesù ha scelto gli apostoli uno ad uno, dopo una notte di preghiera, in comunione col Padre e ha costituito la Chiesa da subito gerarchica e collegiale.

Questa è la Chiesa una santa cattolica e apostolica.

Senza collegio apostolico e sacramenti non c’è Chiesa.

Accanto a questo sacerdozio “ministeriale” è fondamentale il sacerdozio “comune” o “regale” dei fedeli ricevuto attraverso il dono del Battesimo.

I fedeli concorrono all’offerta dell’Eucarestia, esercitano il loro sacerdozio ricevendo l’Eucaristia e con preghiera, ringraziamento, testimonianza di vita santa, abnegazione e carità operosa: tutto il popolo di Dio partecipa al sacerdozio e all’ufficio profetico di Cristo testimoniando e vivendo secondo Dio.

Al termine, un accenno alla figura di Sant’Eusebio, di cui si parlerà più diffusamente nel prossimo “Oratorio”, in calendario per il 28 novembre.

Carla Zanetti Occleppo

 

Redazione Web