(Graziella Cortese)

La fiaba de “Il Mago di Oz” si è prestata a molte e fantasmagoriche interpretazioni, ma per gli appassionati il volto della piccola Dorothy ha un unico nome: Judy Garland.

La celebre cantante e attrice ha cominciato la sua carriera a tre anni per arrivare al cinema da adolescente presso gli studi della Mgm, costretta a ritmi ossessivi di lavoro per rispettare i tempi delle riprese: con pillole per dormire e per restare svegli, fino all’alcol e ai barbiturici che l’hanno accompagnata nell’età adulta. Una vita complicata, quella dei bambini-prodigio nella Hollywood di un tempo…

La pellicola di Goold è tratta dall’opera teatrale “End of the Rainbow” di Peter Quilter, e narra dell’ultimo periodo di vita della star. Siamo nell’inverno del 1968: Judy ha notevoli difficoltà economiche e non riesce a provvedere ai due figlioli piccoli, così decide di accettare di esibirsi a Londra con una serie di spettacoli dal vivo: ma la donna ha problemi con la voce e a causa della dipendenza dai farmaci diventa sempre più difficile rispettare i contratti.

Quando il medico le chiede qual è la sua medicina per la depressione, ella risponde che quattro mariti non sono bastati… Uno di questi, però, è stato Vincent Minnelli, e la figlia Liza ha costruito un’altra leggenda della musica e del cinema.

L’interpretazione di Renée Zellweger, osannata da molti, è convincente soprattutto per quanto riguarda le canzoni e l’incredibile somiglianza con la voce della protagonista.

Come si impara dalle biografie, non è sempre semplice regalare qualcosa di nuovo ai grandi personaggi: ma la storia e le opere artistiche di Judy Garland sono sicuramente il miglior viatico per tramandarne la dolcezza e il talento: “Non vi dimenticherete di me”, ha detto quasi in forma di preghiera.

Le scarpette rosse sono arrivate alla fine dell’arcobaleno.

Judy
di Rupert Goold
paese: Gran Bretagna 2019
genere: biografico-drammatico
interpreti: Renée Zellweger, Finn Wittrock,
Jessie Bucley, Rufus Sewell
durata: 1 ora e 58 minuti