Le parabole nel vangelo di domenica non sono storie rassicuranti: ci sfidano a esaminare gli aspetti nascosti dei nostri valori e smuovono chi si trova in posizione comoda. Questa ci scomoda davvero, perché ci dice che i doni di Dio possono essere rifiutati. Chi l’ha detto che accogliamo sempre ciò che viene da Lui?

Un re prepara le nozze di suo figlio: musica, canti, vivande prelibate. Eppure gli invitati non vengono. Il re non si arrende, manda altri servi, ricorda con cortesia l’invito. Ma quelli se ne vanno chi al campo, chi agli affari. Chi non andrebbe a una festa di nozze solo perché ha da fare? Forse il rifiuto dice che qualcosa per noi conta più della gioia che ci viene offerta. I nostri gesti rivelano ciò che amiamo e ciò che rifiutiamo: a sabotare la festa sono spesso le idee distorte, le chiacchiere che ci trascinano, le abitudini che non vogliamo mettere in discussione. Quali sono i “campi” e gli “affari” che oggi ti trattengono dalla mensa del Signore?

Pensiamo alla domenica: assemblee sempre più vuote, altari dove pane e calice restano quasi dimenticati, presenti che scordano di essere a una festa. La Parola, acqua che zampilla, viene accolta come acqua tiepida. E noi ci sentiamo come invitati che gioiscono o come commensali distratti?

Ma ecco la sorpresa: nel silenzio di un banchetto disatteso la grazia non si ritira, non si offende. Il re manda i servi ai crocicchi, e la sala si riempie di cattivi e buoni. Che consolazione: il Signore non sceglie i perfetti, ma chiama tutti, e vuole la sala piena! Dio non si ferma davanti al nostro no. Siamo noi disposti a lasciarci trovare, lì dove siamo, con la nostra povertà?

Tuttavia non basta entrare. L’abito nuziale non è un vestito elegante: è un cuore che aderisce all’invito. Non è questione di meriti, ma di accoglienza. Quell’uomo ammutolisce perché è entrato senza lasciarsi cambiare. Quale veste dobbiamo deporre per vestirci di gioia? Chi partecipa al banchetto porta nel mondo la gioia di quel banchetto: la nostra vita, oggi, la lascia intravedere?

Mt 22,1-10 – Forma breve

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali
ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono
e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni,
e la sala delle nozze si riempì di commensali».