La lezione di Donat Cattin

100 ANNI FA NASCEVA UN PROTAGONISTA DEL CATTOLICESIMO SOCIALE

Giornalista, sindacalista, statista e leader politico

(Giorgio Merlo)

TORINO - Il 2019, tra le molte altre cose, ricorda anche il centenario della nascita di Carlo Donat-Cattin. Uno statista, un leader politico, un uomo di governo e un grande giornalista. Non è facile rileggere la complessa personalità dello statista piemontese, che ha attraversato da protagonista la storia politica italiana nei suoi tornanti decisivi.

Certo, è anzitutto ricordato come il “Ministro dei lavoratori”, per aver firmato nel maggio 1970 quello “Statuto dei lavoratori” che ha introdotto la Costituzione repubblicana nelle fabbriche e nel mondo del lavoro. Una conquista di civiltà. Una conquista politica, culturale e sociale che ha modificato in profondità non solo la legislazione del lavoro ma ha contribuito ad arricchire la qualità e il profilo della nostra democrazia.

Ma Donat-Cattin è stato anche molte altre cose. Innanzitutto un autentico leader politico. Un protagonista di primo piano della Democrazia Cristiana. Con la sua corrente, la sinistra sociale di Forze Nuove, è riuscito a condizionare l’intera politica del suo partito. Non attraverso il ricatto o l’arroganza ma solo e soltanto con l’arma della politica, del confronto e dell’elaborazione culturale. Non possiamo dimenticare che con i famosi convegni settembrini di Saint-Vincent riusciva a dettare l’agenda politica nazionale attraverso il suo partito, la Dc, ma anche con un confronto a tutto campo.

Certo, era un cattolico popolare, interprete autorevole di quel cattolicesimo sociale che continua a conservare, tutt’oggi, una irriducibile modernità ed attualità. E Donat-Cattin è stato anche un grande sindacalista, all’inizio del suo impegno pubblico a Torino e in Piemonte negli anni dell’onnipotenza e della potenza incontrastata della Fiat.

Un’attività condotta con un coraggio e una determinazione non comuni se è vero, com’è vero, che conduceva la sua battaglia avendo due grandi avversari: il “padronato” da un lato e i comunisti dall’altro. Perché c’è un elemento che ha segnato l’intera esperienza politica, sociale e culturale di Carlo Donat-Cattin. Sintetizzata molto bene da una recente battuta di Diego Novelli, storico sindaco comunista di Torino. E cioè, “Donat-Cattin è stato un vero anticomunista che però ha sempre difeso i ceti popolari”.

Questo era il vero segreto di Donat-Cattin. Popolare nello stile di vita, difensore degli interessi e delle istanze dei ceti popolari e più disagiati, promotore a livello politico e legislativo di un progetto popolare e di ispirazione cristiana. Ma Donat-Cattin è stato anche un grande giornalista. Non possiamo dimenticare, al riguardo, le storiche riviste di “Settegiorni” a fine degli anni ’60 e inizio anni ’70 che ha segnato in profondità il futuro del giornalismo politico e di inchiesta nel nostro paese e “Terza Fase” negli anni ’80, una qualificata rivista politica a tutto tondo.

Insomma, ricordare e rileggere il magistero politico di Carlo Donat-Cattin significa anche rileggere la storia politica italiana dagli anni ’50 sino alla fine degli anni ’90 – Donat-Cattin muore nel marzo del 1991 – e, al contempo, comprendere ancora una volta la qualità, l’autorevolezza e il prestigio della classe dirigente della Democrazia Cristiana, di cui Donat-Cattin era sicuramente uno dei leader più significativi e riconosciuti.

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