Superate le decisioni sulle mete turistiche più o meno gettonate, il controllo del traffico per evitare le giornate da bollino rosso, quest’estate sarà tutto più semplice e tutto più sereno: ad accompagnarci nei viaggi ci sarà la dolce, confortante e sempre piacevole presenza della chatbot.

Quel programma di intelligenza artificiale progettato per simulare un dialogo con un essere umano, capace di modelli linguistici avanzati, di comprendere il contesto, di adeguarsi a chi fa le domande dando sempre risposte appropriate che sembrano venire da un altro essere umano reale, capace di far superare la solitudine e con la quale si può conversare solo quando si ha voglia.
La chatbot non perde mai la pazienza, non fa domande di sua sponte, è possibile anche addestrarla o correggerla senza il timore di andare incontro ad una crisi di coppia.

Questo nuovo fenomeno sta dilagando aprendo interrogativi nuovi ma anche raccontando di come la nostra società si stia sempre di più allontanando da un confronto reale, preferendo la “facile conversazione” con un’intelligenza artificiale a cui si può confessare tutto, a cui si possono raccontare anche i più intimi segreti, che non giudicherà mai ciò che le viene riferito ma che sarà prodiga di consigli e di informazioni ritenute in quel momento utili, sicure, essenziali.

Tralasciando tutte le implicazioni sulla sicurezza dei dati personali, che riferiti ad un sistema solo all’apparenza neutro, vengono poi immagazzinati, selezionati ed usati per conoscere, indirizzare e anche sfruttare, scelte, informazioni o interessi di tutti noi, ci concentriamo sulla perdita a cui questo sistema (peraltro utilissimo in altri contesti) ci indirizza.

Non soltanto con lo sguardo rivolto verso uno schermo ma con la mente impegnata in una conversazione con un mezzo artificiale, perdiamo l’incontro reale con l’altro, fatto di carne ed ossa come noi e con una mente propria. Perdiamo la possibilità di sostenere un dialogo che si basa su un confronto, sulla capacità di dibattere (dove il dibattito è inteso come la possibilità di esprimere una propria tesi nel rispetto dell’altro), di poter risolvere un conflitto senza rompere la relazione, di essere flessibili.

Durante questa calda estate, si potrebbe provare ad alzare gli occhi dagli schermi per osservare quello che è presente intorno a noi. Potremmo magari accorgerci di una persona che potrebbe anche solo apparire interessante e con la quale provare a scambiare due parole, magari lasciando che le rispettive chatbot parlino tra loro. Chissà che non nasca una bella amicizia!