Due anni fa, raggiunta la pensione dopo essere stata per 12 anni coordinatrice della scuola primaria Manfredini di Varese, Luisa aveva annunciato agli amici di essere in partenza per il Brasile! La sua vita professionale poteva già considerarsi “particolare”, annoverando 2 anni nella scuola italiana di Kampala in Uganda e 2 anni in Brasile in un progetto educativo.

Aveva detto sì all’invito di Rosetta Brambilla, educatrice e missionaria italiana che da 58 anni vive nella favela “Primeiro de Maio” di Belo Horizonte, capitale dello stato del Minas Gerais, nel sud-est del Brasile. In questo slum sessant’anni prima il milanese Pigi Bernareggi aveva iniziato la sua presenza pastorale e sacerdotale: condividendo in ogni aspetto la vita dei poveri, aveva scoperto la loro dignità e la loro cultura popolare e tradizionale. A lui si era presto unito don Virgilio Resi ed era iniziata una delle esperienze più importanti di riqualificazione e urbanizzazione di quartieri informali e periferici.

I favelados, uniti e solidali, diventarono protagonisti del cambiamento, grazie a leggi socialmente illuminate ed influenzate dalla Chiesa. Nacquero quattro asili, una comunità residenziale psico-educativa e una scuola di calcio. Mai come progetti, ma sempre partenze da incontri che suscitavano il desiderio e l’impegno di rispondere alle enormi sfide del vivere quotidiano di quelle periferie, immerse nella povertà, ferite da violenza e ingiustizie.

Bambini e famiglie, spesso in difficoltà, sono accolte al solo fine di far scoprire la bellezza della vita. Tutti – maestre e inservienti, cuochi e personale amministrativo – sono educatori, perché la prima mossa dell’educazione è condividere la propria vita. Si educa alla grandezza attraverso il proprio lavoro. Il mondo non sperimenta più che ogni aspetto della vita è bello e buono: per testimoniarlo occorre semplicemente svolgere bene il proprio compito quotidiano. I bambini ci guardano!

Così cambiano le persone. Da miserabili forse rimangono povere, ma le loro vite diventano piene di dignità e gioia, consapevoli di contribuire al bene della propria comunità.
All’inizio pareva un’impresa irraggiungibile, ma Dio aveva sognato – anche attraverso Luisa, l’ultima arrivata – di realizzare l’impossibile!