15 milioni di “No” hanno cancellato la riforma della giustizia del Ministro Nordio: resta in vigore l’attuale ordinamento, senza separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e togati, con un unico CSM (Consiglio Superiore della Magistratura), senza sorteggio dei componenti (come avviene in Parlamento, nei Consigli Regionali e Comunali…). Soprattutto è stata confermata piena fiducia nei giudici, respingendo l’attacco alla Magistratura portato avanti dal Governo, in primis dal titolare del Dicastero: Nordio aveva alluso a contaminazioni mafiose del CSM (presieduto dal Capo dello Stato); la sua Capo di gabinetto Giusy Bartolozzi aveva definito la magistratura “un plotone di esecuzione”. La maggioranza degli elettori ha invece premiato il sacrificio di decine e decine di magistrati, vittime del terrorismo, della mafia, della camorra, delle associazioni eversive…
Contestualmente il referendum ha confermato la difesa dei principi essenziali della nostra Carta costituzionale, sempre richiamati dal Presidente Sergio Mattarella, a cominciare dall’autonomia dei tre poteri, esecutivo, legislativo e giudiziario. Nel 2016 venne bocciata la riforma costituzionale del Governo Renzi (che tra l’altro cambiava il bicameralismo paritario), oggi il Governo Meloni non ottiene il contenimento del potere giudiziario.
Ma il voto ha inoltre un grande rilievo politico perché, prima volta dopo 4 anni, viene sconfitta la linea Meloni.
La Premier, consapevole della posta in gioco, ha trascorso la scorsa settimana nelle trasmissioni tv, radio e social; anche per questo il distacco di 2 milioni di voti tra il “No” e il “Sì” è particolarmente cocente. Come ha scritto il direttore del “Corriere della Sera”, la presidente del Consiglio, oltre ai contenuti della riforma, paga l’effetto Trump, ovvero la confermata amicizia politica con la Casa Bianca e il Movimento MAGA, egemone della destra repubblicana. Secondo molti sondaggi il 70% degli italiani condanna la linea bellicista del Presidente USA, compreso l’attacco “fuori dal diritto internazionale” all’Iran. Mentre il mondo rischia il caos, Trump si rallegra perché con il petrolio oltre i 100 dollari al barile gli USA ci guadagnano. E le migliaia di vittime del conflitto?
Diversamente dal Capo dello Stato (e dal ministro della Difesa Crosetto) la Premier ha mantenuto sulla guerra di USA e Israele un’impossibile equidistanza (“Non condivido e non condanno”), sottovalutando anche gli effetti economici del conflitto, con i costi di gas e benzina alle stelle. Anche sul piano etico e culturale meritava una parola la “benedizione” alla Casa Bianca della destra protestante al Tycoon, con l’aperto appello alla guerra di religione contro l’Islam (in totale contrasto con il dialogo ecumenico avviato dal Concilio Vaticano II, perseguito da tutti i Papi recenti, da Giovanni XXIII a Leone XIV).
In concreto si è rotto il feeling tra il Governo e l’opinione pubblica, con un cambio rilevante del clima politico. Ora, a un anno dalle Politiche, sarà difficile per Meloni cambiare la legge elettorale: secondo il destra-centro servirebbe per evitare il “pareggio”; ma senza consenso popolare non si può governare. Inoltre il Capo dello Stato ha dimostrato, col governo Draghi, di recuperare soluzioni adeguate.
Nel centro-sinistra, sollevato dal forte contributo alla vittoria del “Sì”, cresce l’idea di “primarie” aperte alla società civile: dopo la Schlein le ha accettate Conte “senza vincoli”; in campo potrebbe esserci anche per l’area riformista la giovane sindaca di Genova, Silvia Salis. Ma il “campo largo” necessita contestualmente di una chiara definizione del programma, a cominciare dalla politica estera.
Il referendum, infine, ha resuscitato la partecipazione politica, con quasi 60% di votanti, un record dopo anni di urne semivuote. La democrazia e le sue istituzioni, come avevano ricordato i Vescovi italiani, vivono sul consenso attivo della popolazione. Sotto questo profilo è ancor più incoraggiante la vasta adesione dei giovani, superiore al 60%. Questo è forse il segnale più innovativo di un voto che apre un nuovo ciclo politico, rianimando lo stanco di bipolarismo, andato oltre lo schema Berlusconi-Prodi degli anni novanta.
P.S.: Dopo il voto la premier ha cambiato due personaggi discussi del Governo: il sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro e il capo gabinetto Giusy Bartolozzi. Nessuna modifica invece nella linea politica.


