Le beghe dei partiti spianano la via a Draghi, che non ha concorrenti i 3 problemi di Draghi

(Mario Berardi)

Buoni risultati sulla scena internazionale per il premier Mario Draghi, dal G7 in Cornovaglia agli incontri Nato e Ue. L’Italia è emersa come partner privilegiato della nuova America di Biden e ha svolto con successo una linea di mediazione tra i Grandi sul ruolo della Cina. L’abolizione dei dazi Usa-Ue rafforza la nostra economia, e anche gli aiuti ai Paesi terzi sui vaccini, sia pure in misura ancora limitata, sono un primo traguardo.

Sulla strada del Governo si annunciano tuttavia tre ostacoli: la politica sui migranti, il caos vaccini, lo sblocco dei licenziamenti.

Migranti.

La campagna elettorale in Francia (regionali) e in Germania (politiche) sta mettendo a dura prova gli accordi di Malta sulla redistribuzione dei profughi: Parigi e Berlino (minacciati da un’ondata di destra xenofoba) stanno prendendo le distanze dall’intesa, mettendo in difficoltà il nostro Paese, mentre si apre una drammatica stagione estiva di sbarchi. Su questo tema l’Ue appare debole e impotente mentre si susseguono nel Mediterraneo le tragedie umane. Sarà forse necessario a Bruxelles un summit d’emergenza, prima che la crisi umanitaria metta in ginocchio l’intera Europa (come l’Italia).

Vaccini.

L’esplodere del caso Astrazeneca con alcune morti per trombosi ha fatto emergere la debolezza del ponte di comando, con tante voci spesso discordi: il ministro della Salute, gli scienziati del CTS, il commissario gen. Figliuolo con i suoi tecnici, le Regioni in ordine sparso (sostenute dalla ministra Gelmini, anche in contrasto con il ministro Speranza). Sarebbe opportuna una più chiara definizione delle competenze esecutive insieme a una minor “fretta” di smaltire le giacenze vaccinali: siamo sulla buona strada verso l’immunità di gregge, ma la salvaguardia di ogni vita resta un obiettivo essenziale.

Licenziamenti.

L’economia è in netta ripresa (ora la Banca d’Italia parla di un incremento del Pil del 5%), ma la disoccupazione continua a crescere (siamo al 10,4%). Confindustria ha ottenuto lo sblocco dei licenziamenti da luglio, ma la misura appare prematura, non solo ai sindacati che hanno promosso manifestazioni di protesta, anche a Torino, il 26 giugno. Diversi partiti di maggioranza hanno proposto modifiche al decreto-legge governativo, ma non trovano un’intesa unitaria. Si rende necessario un ripensamento del premier perché la linea “liberista” della Confindustria rischia di compromettere la ricerca della pace sociale, tanto necessaria in tempi (ancora) di pandemia.

Sul piano politico il Pd di Letta, in prima fila contro la linea confindustriale, ha recuperato nei sondaggi, toccando il 20%, insieme a Lega e FdI; ma si è aperto il caos delle amministrative, con il clamoroso flop delle primarie a Torino, gli impietosi sondaggi nella Capitale sulla candidatura Gualtieri, lo scontro fratricida a Bologna tra le candidature Pd e Italia Viva; solo a Napoli regge la scelta unitaria con i Grillini sull’ex ministro Manfredi; a Milano è dato vincente il sindaco Sala, che nel frattempo ha lasciato il Pd per i Verdi.

I Grillini stanno per “incoronare” leader l’ex premier Giuseppe Conte, non senza problemi, a cominciare dal tetto dei due mandati per i parlamentari; Grillo difende la norma, contro le ire di molti deputati e senatori; lo stesso fondatore del M5S ha messo in difficoltà il ministro degli Esteri Di Maio con la difesa della Cina e l’attacco alle decisioni del G7 su Pechino; c’è poi la scelta centrista dello stesso Di Maio che getta ombre sull’intesa con il Pd.

Il destra-centro, che i sondaggi danno al 50%, non può rallegrarsi perché continua senza sosta lo scontro per la leadership tra Salvini e la Meloni; temendo l’irrilevanza Berlusconi ha proposto di dar vita subito al partito unico Lega-FdI-Forza Italia, dimenticando che oggi, in Parlamento, i tre partiti sono divisi sul Governo Draghi; Salvini, che inizialmente aveva proposto la Federazione con gli Azzurri, ha frenato, mentre la Meloni ha ribadito la sua scelta di opposizione all’Esecutivo; in concreto, appare un dialogo tra sordi.

La crisi politica del destra-centro e le difficoltà nel rapporto tra Pd e M5S agevolano, paradossalmente, il cammino dell’Esecutivo, sempre più senza alternativa. Ma, mentre sta per aprirsi il “semestre bianco”, appare in salita la ricerca di una maggioranza parlamentare per l’elezione del nuovo Capo dello Stato. Una situazione analoga a quella vissuta dalla presidenza Napolitano nel 2013.

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