Sono a Boston da mia figlia Monica e dalla sua numerosa famiglia. Da buon nonno faccio l’autista, verso e da scuola, poi districandomi nella jungla delle attività sportive e extracurriculari. Una sera, quasi per caso, prima di addormentarmi guardo il film Miracles from Heaven. La storia della famiglia Beam colpisce: l’amore tenace dei genitori, la sofferenza della piccola Anna, la fede messa alla prova e poi ritrovata.
Un paio di giorni dopo, spinto da curiosità mista ad emozione, decido di andare al Museum of Fine Arts. Volevo vedere con i miei occhi il quadro che nel film segna uno dei momenti più intensi: le Water Lilies di Claude Monet. Quando Anna si trova davanti alla tela, succede qualcosa di inatteso. I colori vibrano, l’acqua sembra muoversi, la luce si riflette sulle ninfee come se venisse da un luogo più profondo. Anna rimane immobile: entra nel quadro e una pace silenziosa l’avvolge e sul volto appare un sorriso, una luce misteriosa.
Le ninfee, radicate nel fango ma aperte alla luce, sono un’immagine della condizione umana. Anche nelle prove più dure può apparire una bellezza inattesa. Ripenso alla famiglia Beam: alla madre Christy, alla sua fede ferita ma resistente; al padre Kevin, presenza discreta e solida; alle sorelle che condividono il dolore; e alla piccola Anna, fragile e dagli occhi luminosi.
Il film mostra come la comunità cristiana sostenga la famiglia con preghiere e amicizia sincera e concreta, e come la scienza faccia la sua parte attraverso il dottor Nurko, autorità della gastroenterologia pediatrica. Non c’è contrapposizione tra fede e medicina, ma un cammino comune pieno di speranza. E poi c’è Angela, la cameriera, segno di una bontà semplice e inattesa.
Alla fine del film, nel momento in cui avviene la guarigione inspiegabile, Anna rivede quella luce sulle ninfee. Davanti al quadro, si capisce che il miracolo non è solo un evento straordinario, ma un avvenimento che riflette il Mistero di una Bontà che abbraccia. Come l’acqua di Monet che riflette il cielo, così la vita può riflettere una luce più grande, anche quando attraversa il dolore più drammatico.
Attenzione! La storia di Anna e della famiglia Beam è una storia vera! Potete chiedere al Dott Samuel Nurko, tuttora in servizio al Boston Children’s Hospital!


