Ma l’amore che cos’è? Certo non è violenza!

SAN VALENTINO E DINTORNI: Stop Femminicidi

(Cristina Terribili)

Nella definizione di un sentimento come l’amore, poeti, filosofi e scienziati hanno fatto la loro parte; qualche definizione ci rappresenta, altre le critichiamo, ma sicuramente possiamo essere concordi su cosa l’amore non è.

Il femminicidio per esempio non è amore; esso “rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientare la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte”.

Non troviamo nella definizione nessuno degli aggettivi con cui si declina la parola e il sentimento dell’amore. Dal primo gennaio 2020 i femminicidi in Italia sono stati 13. In 43 giorni sono state uccise 13 donne, perché hanno commesso l’errore di donare il proprio amore a chi non lo meritava.

Il 5 gennaio sono morte Concetta di Pasquale e Carla Quattri Bossi, il 9 gennaio perde la vita Fausta Forcina, il 21 gennaio Maria Stefania Kaszuba, il 24 gennaio Ambra Pregnolato Michele, il 27 gennaio è la volta di Francesca Fantoni, il 29 gennaio Rosalia Garofalo, il 30 gennaio Fatima Zeeshan. Il venerdì 31 gennaio è stata un’ecatombe: il cadavere di Speranza Ponti, uccisa circa un mese prima, è stato ritrovato quel giorno, poi Laureta Zybery, Rosalia Mifsud e sua figlia, Monica Diliberto; il 6 febbraio, è stata uccisa Anna Sergeevina Marochkina.

Non importa se sei italiana o straniera, se il tuo assassino è un marito o un familiare o un estraneo, non importa la nazionalità di chi ti uccide, non importa se sei architetto o casalinga pensionata, se aspetti un bambino o ti trovi accanto tua figlia: la mancanza di rispetto, il disprezzo, la possibilità di sopraffare chi è indifeso, chi ha una forza fisica inferiore, chi si trova nell’impossibilità di proteggersi è sufficiente per far sì che si venga esposti a qualunque violenza.

Quel senso di possesso che non ha limiti, che pretende un corpo, dei soldi, un sentimento, che non accetta un limite, una fine, un futuro, è la base, è il movente.

Inasprire le pene non serve, in quel caso il cadavere è stato già portato in obitorio, bisogna educare al rispetto uomini e donne, da piccoli e continuamente, i primi ad accettare i cambiamenti della vita a sostenere positivamente le frustrazioni, le seconde a riconoscere i segnali di pericolo e le risorse che esistono nel mondo, perché la vita è il bene più prezioso e nessuno ha il diritto di decidere della vita di un altro.

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