Ma tu mi capisci?

(Cristina Terribili)

 

Capita di non sentirsi capiti, di constatare che l’altro non coglie l’essenza di quel che diciamo. Allo stesso tempo capita di sentirci profondamente compresi, malgrado talvolta le difficoltà di esprimere un pensiero o una emozione. L’empatia, che è quella capacità di “vestire i panni dell’altro”, è l’abilità sociale che per eccellenza sottende ad una comunicazione interpersonale di qualità. Attraverso l’empatia si riconosce intimamente la realtà che l’altro ci rappresenta, con tutto il suo portato di pensieri ed emozioni.

È questa capacità, presente fin dai primi giorni di vita, a consentirci, attraverso i “neuroni specchio” (un gruppo di neuroni altamente specializzati), di raggiungere un processo di “simulazione incarnata” (Gallese, 2006): di sentire – nella pelle, nei muscoli, nel cervello – quello che vive l’altro; di avvicinarci alle persone e di comprenderne i vissuti; ma anche di commuoverci guardando un film, ascoltando una poesia, perorando una causa, combattendo al fianco di qualcun altro perché ne riconosciamo il dolore, e riusciamo ad immaginare la prospettiva che l’altro vede di fronte a sé pur mantenendoci stabilmente distinti. Non ci sono limiti per l’empatia, non ci sono limiti di razze, colori, età, esperienze.

Stefano Massini, che dopo il racconto fatto in diretta tv (“Io sono incinto”) insieme ad altri attori e sportivi, ha lanciato il post “uomo incinto” per combattere al fianco della pallavolista Lara Lugli, citata per danni perché si è dovuta ritirare dalla propria squadra in seguito alla gravidanza. Massini ha espresso la solidarietà maschile, perché le battaglie non possono essere maschili o femminili, di un partito o di un altro. L’indignazione è un sentimento che nasce perché ci si sente offesi nei confronti del proprio senso morale, anche se il fatto è accaduto a qualcun altro.

Proprio all’interno di questa cornice è preoccupante la notizia intorno alla vicenda della traduzione della poesia di Amanda Gorman, divenuta famosa dopo aver letto la poesia “The Hill We Climb” alla cerimonia di insediamento di Joe Biden. Alcuni traduttori sono stati esclusi perché di genere, razza o età differenti dall’autrice, e per queste caratteristiche, ritenuti incapaci di comprendere profondamente le parole della poetessa. Appare contrastante il riferimento all’unità, alla democrazia, se poi si esclude qualcuno. Sarà impossibile raggiungere la democrazia o l’unità se per primi discriminiamo, se per primi facciamo la lista dei buoni e dei cattivi.

Questa vicenda è spiacevole da tanti punti di vista, anche perché non riconosce il lavoro straordinario dei traduttori che ci consente di leggere agilmente testi di autori che si esprimono in una lingua diversa dalla nostra. I traduttori sono sensibili al corretto uso delle parole per rispettare il senso di quello che l’autore intende esprimere; per questo che traduttore e autore intrattengono rapporti stretti.

Pensiamoci: quanto aiuto chiediamo a professionisti che non hanno esperienza diretta della nostra stessa patologia? Un ginecologo maschio, in linea di massima (sigh!) non ha partorito. Ma tante sono le donne che si rivolgono a un ginecologo maschio. Ognuno di noi è capace di sentire profondamente l’altro e decidere, nel proprio piccolo, di come orientare la sua professionalità e dirigere le sue emozioni. Massini termina il suo monologo dicendo che civiltà e giustizia non hanno né paternità né copyright. Troisi, nel film il postino, fa dichiarare al suo personaggio “la poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve”.

 

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