Parlare del matrimonio oggi è cosa difficilissima: è un dato di fatto. La prima difficoltà è per me: giovane, fidanzato da tempo, ma ancora senza quella stabilità che mi permetterebbe di prenderlo seriamente in considerazione. Eppure è da anni il mio sogno, quel desiderio insieme di compimento e di inizio, quel futuro che attendo e preparo. Il cuore non chiederebbe di vivere secondo i tempi del mondo; ma il mondo è troppo ingombrante per permettersi di non fare i conti con i suoi tempi.

Se parlare di matrimonio tra fidanzati può essere complesso, lo è ancor di più sulla pubblica piazza. Il primo motivo è quasi filosofico: l’ampio ventaglio polisemico della parola. Oggi per matrimonio si intende di tutto: il contratto davanti all’autorità civile (e i mille modi già pronti per scioglierlo), l’assecondamento del desiderio di mamma, la festa pomposa e interminabile, l’inizio di una storia o il coronamento di un’altra, talvolta perfino la fine delle passioni; e, solo per ultimo, il Sacramento.

Proprio su quest’ultimo si allunga l’ombra condannante della società moderna, che lo trasforma in qualcosa di spaventoso da desiderare, senza però conoscerlo. Comunicativamente, del matrimonio sacramentale si opera spesso un continuo re-framing: si insiste quasi esclusivamente sulla dimensione morale, soprattutto su ciò che precede il sì, presentandone le implicazioni in chiave opprimente. Non si critica il soggetto, ma si isolano le conseguenze.

Sarebbe opportuno soffermarsi sulla bellezza che questo sacramento porta agli sposi, farne percepire il profumo. Una strada per la santità da costruire in coppia. Ecco perché non è il coronamento di una relazione, ma il suo inizio, il punto di partenza. Non decido di sposarmi perché “…è arrivato il momento”, ma perché non vedo l’ora di cominciare.

Poi c’è il tempo, quello della vita. Il “per sempre” oggi spaventa, allontana, fa paura. Eppure l’uomo, per natura, è attratto da ciò che lo supera, da ciò che trascende i suoi limiti. Certo, il matrimonio è una scelta che chiede riflessione, coraggio, fiducia nell’altro e un serio affidamento alla Provvidenza. Dio non è fuori dal matrimonio: se lo si pone lontano, quel Sacramento si svuota. Tutto questo è facile sulla carta, molto meno nella vita… ma il matrimonio resta quel punto desiderabile a partire dal quale la storia della propria vita non si scrive più da soli, ma assieme alla persona amata, con l’aiuto di Dio. Così, forse, non fa più paura.