I rapporti tra la Casa Bianca e l’Unione Europea sono ai minimi termini dopo le brucianti dichiarazioni di Trump sul “possesso” della Groenlandia e su nuovi dazi ai Paesi UE che si oppongono al disegno USA. Il Governo Meloni si colloca a metà strada: critica Trump per i dazi, ma propone a Bruxelles nuove mediazioni, senza rotture con il Tycoon.

Una palese neutralità, con un limite di fondo; manca la pronuncia sull’errore cruciale di Trump: la pretesa di impossessarsi della Groenlandia (regione autonoma della Danimarca, nazione Nato) senza alcun diritto e contro la volontà del popolo che la abita. Equivale al ritorno alla legge del più forte, contro i principi della democrazia liberale e della Carta dell’ONU, con una logica neo-coloniale che ci riporta alle guerre drammatiche dell’Ottocento. Si può “mediare” sui diritti dei popoli, sull’autonomia delle nazioni, sul rifiuto della guerra (militare o commerciale) per risolvere i contrasti sulla scena mondiale?

Già in Venezuela Trump si è impadronito del petrolio, con un “accordo-capestro” con la vice del deposto presidente Delcy Rodriguez, alternando minacce ad altri Paesi sudamericani: Messico, Columbia, Panama … È tutto possibile al Presidente USA? La Meloni, pur alleata con la Destra mondiale, deve partecipare in Europa a una ferma difesa dei valori democratici dell’Occidente, senza lasciare spazio a quei Paesi come l’Ungheria di Orban schierati da sempre sull’asse Trump-Putin, non dimenticando il vero obiettivo dell’attuale occupante della Casa Bianca, ovvero la disgregazione dell’Unione Europea.

Anche sull’Ucraina occorre essere attenti: il Governo e la maggioranza delle forze politiche (tranne Lega e M5S) hanno ribadito il sostegno a Kiev; contemporaneamente l’inarrestabile Trump ha rimesso all’onore del mondo lo Zar Putin, proponendolo per il Gruppo di Governo per Gaza e per la pace, deliberatamente ignorando le responsabilità del Cremlino nell’aggressione alla martoriata Ucraina, con una guerra di conquista che dura ormai da quattro anni. Anche sull’Ucraina il governo italiano non può stare in equilibrio, con una mano con Kiev, con l’altra con il presidente USA, grande sostenitore dello Zar, autore di una proposta di mediazione con Zelensky “copiata” da Mosca (dichiarazione del Segretario di Stato Marco Rubio).

La Presidente del Consiglio ha sinora “mediato” tra la guida del Governo della Repubblica e la leadership della Destra (riducendo ad una sola cifra i consensi della Lega, nonostante Vannacci). Si è astenuta a Bruxelles su Ursula von del Leyen, ha fatto campagna elettorale per l’ungherese Orban. Ora l’attacco all’Europa da parte di Trump è così grave da esigere una risposta unanime dei 27 Paesi, senza divisioni tra “resistenti” e “dialoganti”. Due “correnti” diverse a Bruxelles sarebbero un regalo alla logica del “più forte” gestita dall’attuale Casa Bianca (tra l’altro i sondaggi USA non sono favorevoli a Trump e le elezioni di medio-termine potrebbero condurre ad una significativa svolta nella linea statunitense).

Nel “campo largo” tutti critici con la linea Trump, da Schlein a Calenda, da Conte e Bonelli, da Renzi e Fratoianni; divisi invece su Kiev e Bruxelles Pd e M5S.
Tuttavia la vera questione, come ha scritto Federico Geremicca su “La Stampa”, è l’aperta rivalità tra la Schlein e Conte per la candidatura a Palazzo Chigi nel 2027: un “suicidio politico” del centro-sinistra. La diaspora nel “campo-largo” è la vera forza del Governo Meloni, che in politica estera vive alla giornata, sempre alla ricerca di un punto di equilibrio, con il risultato di un ruolo marginale dell’Italia nella più grave crisi geo-politica dal dopoguerra.

La Schlein è nelle stesse condizioni di Enrico Letta, suo predecessore: senza veri alleati a sinistra perché gli ex grillini si distinguono in Parlamento in votazioni importanti, mentre i Centristi vanno per la loro strada: Calenda intende presentare alle politiche liste autonome, Renzi cerca sostenitori nell’ala riformista del Pd.

In questo contesto manca una forte spinta europeista, di cui l’Italia ha immenso bisogno, anche per il suo ruolo storico di fondatrice della UE. Il cammino intrapreso da De Gasperi, Prodi, Draghi … merita di essere continuato, con una politica di pace, di promozione della persona, di rispetto del diritto internazionale e della Carta dell’ONU.