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Napoli velata
di Ferzan Ozpetek
Italia, 2017
genere: drammatico
interpreti: Giovanna Mezzogiorno, Alessandro Borghi,
Anna Bonaiuto, Biagio Forestieri, Peppe Barra
durata: 1 ora 53 minuti
giudizio: bello (e misterioso)

Dopo il viaggio a Istanbul dell’ultimo film, Ozpetek ha rivelato di non sapere definire quale sia la sua vera patria e, nel mare delle storie che desidera da sempre raccontare ha trovato un posto per Napoli, luogo magico e poetico per eccellenza.
Tutto comincia al Teatro San Carlo, durante la rappresentazione di un rito pagano partenopeo: in mezzo al pubblico, Adriana nota un ragazzo sconosciuto, più giovane di lei; i loro sguardi si incontrano, sono attratti, i due si scambiano poche parole, trascorrono insieme una notte di passione. Si chiama Andrea e la lascia con un appuntamento per l’indomani alle ore diciotto nel Museo Archeologico.
Adriana, che di mestiere è medico anatomopatologo, è una donna razionale e ha a che fare più spesso con i morti che con le persone vive… però oggi si sente come rinata, raggiunge il museo, alla Stanza Segreta in mezzo alle sculture classiche e attende fino quasi a sera. Ma Andrea non arriva. Il giorno successivo la donna torna al mestiere di sempre che irrompe con la quotidianità di camici verdi e odore di formalina; durante un’autopsia Adriana si rende conto di conoscere il cadavere dell’uomo disteso sul lettino…
La trama, che all’inizio pare adatta a un thriller, prosegue dispiegandosi tra episodi enigmatici, mentre gli interpreti devono fare i conti con la vera protagonista del film, la città con le sue mille contraddizioni: da un lato la grande bellezza, l’eleganza dei palazzi barocchi, il profumo del caffè; dall’altra la natura ancestrale dei numeri della cabala, i vicoli e il sangue, e l’idea della presenza di un’anima femminile inquietante e ambigua.
L’interessante fotografia, soprattutto per gli ambienti interni, è curata da Gianfilippo Corticelli. Giovanna Mezzogiorno, dopo la pausa degli anni passati, è tornata al cinema d’autore con un ruolo sensuale e intenso.
Nel finale compare fuggevole l’immagine del Cristo Velato, la scultura marmorea posta all’interno della Cappella Sansevero: altro simbolo di mistero e sacralità.

Graziella Cortese

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