Nel dimenticatoio di Ivrea è finito anche il vescovo Moreno

(Fabrizio Dassano)

Dopo una lunga estate che ancora perdura nelle temperature, la città dominata dal silenzio per due mesi, sta gradualmente recuperando la soglia del rumore abituale. Il pavè sul Lungo Dora regala momenti fragorosi in crescendo, intervallati dallo scrosciare delle acque. Ma il vero livello del rumore delle umane attività raggiungerà il suo picco tra qualche giorno, precisamente lunedì prossimo, con l’arrivo in città di migliaia di studenti dell’eporediese che frequentano scuole e istituti della città.

Il vero volto della città in declino, come ha suggerito recentemente il quotidiano “New York Times” (concorrente del nostro “Risveglio Popolare”), sarà quindi quello festante e gioioso degli studenti che malgrado tutto torneranno a vivere per un po’ di ore al giorno nella vetusta Eporedia, dando una spennellata di allegra gioventù sui volti tristi dei residenti che vivono di ricordi e pensioni olivettiane.

A proposito di ricordi e memorie, dieci giorni dopo la battaglia di Marengo (1800), nasceva a Mallare in provincia di Savona, Luigi Moreno che fu vescovo di Ivrea per ben 40 anni (1838-1878), voluto da re Carlo Alberto. Di carattere energico e zelante, realizzò il Seminario minore, si occupò di catechesi e scuola del clero, introducendo l’avanguardia pedagogica e didattica di Ferrante Aporti nel Seminario maggiore. Ampliò la cattedrale e negli anni del Risorgimento, quando si ampliava quotidianamente la frattura tra Stato e Chiesa che avrebbe portato i cattolici ad uscire dalla vita politica, egli rimase sempre fedele alla corona e al papa.

Ma gli intransigenti nella Chiesa crescevano. La tensione fra il prelato eporediese e il cattolicesimo intransigente raggiunse l’apice in occasione del Concilio Vaticano I, al quale Moreno partecipò attivamente.

La questione più importante dibattuta dal Concilio (il dogma dell’infallibilità del pontefice) lo vide assumere una posizione diversa da quella proposta dalla curia romana che poi risultò vincente nell’assemblea conciliare. Insieme a una cinquantina di vescovi (fra i quali la maggioranza di quelli piemontesi) Moreno si rivolse a Pio IX per manifestare il proprio dissenso alla definizione dell’infallibilità (criticata in termini di rigore teologico e di opportunità politica) e annunciare la diserzione della seduta di approvazione (18 luglio 1870).

Questo singolare personaggio fondò l’Opera pia per le fanciulle che oggi porta ancora il suo nome. Con la sua morte, avvenuta il 4 maggio 1878, la sua creatura giornalistica “L’Armonia” chiuse i battenti. La cosa singolare che potrebbe interessare gli attivissimi storici locali, è che nessuno oggi sa dove sia sepolto il vescovo Luigi Moreno. Come tante cose del nostro passato, anche egli è caduto nel dimenticatoio più nascosto…

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