Immagine generata con IA.
La settimana scorsa ho scritto della realizzazione dei giovani nel lavoro. Ma forse ho saltato un passaggio. Il corpo. Non siamo esserini volanti, fuochi fatui di puri sogni. Occupiamo uno spazio. Viviamo una vita sensoriale. Nulla di nuovo, direi. Ma forse va ricordato. Questo nostro bel corpicino occupa uno spazio preponderante nella vita del giovane in formazione. È il veicolo dei nostri sogni, sì, ma anche il loro confine.
Esempio: la palestra. Da un lato chi ne fa un’ossessione quotidiana, che si rispecchia nei suoi muscoli. Dall’altro chi, per scelta, si lascia decadere per scelta. I dati dicono che il 75% dei ragazzi 11–14 anni pratica sport, ma la quota scende al 56% tra i 18–19 anni, e ormai noi di anni ne abbiamo qualcuno in più.
E poi succede che ci si improvvisa allenatori di se stessi, seguendo influencer che promettono trasformazioni in trenta giorni o ancora peggio, le schede tecniche di ChatGPT. Il 30% sperimenta diete o regimi proposti da star dei social. Risultato? Danni ulteriori. Ma il rapporto con il corpo passa pure dall’accettarsi esteticamente. L’insoddisfazione per il proprio fisico è passata dal 31% (maschi) e 55,4% (femmine) nel 2020 al 39% e 60,7% oggi. Il 28,9% degli adolescenti è a rischio di disturbo alimentare.
Poi c’è un’ultima, difficile dimensione: la sessualità. Dove pure qui il corpo gioca un ruolo fondamentale. Ed è un attimo che si possa cadere in dipendenze da pornografia o dall’estrema sessualizzazione dell’altro. Il 37% dei 15–19enni trascorre tempo su siti per adulti. Il 24% ritiene che la pornografia rappresenti in modo realistico l’atto sessuale.
Tutti estremi, questi. Che suonano come un enorme campanello d’allarme, perché la via mediana è veramente sottile nel governo abitativo del proprio corpo. E se gli esempi a cui ci sottopongono sono praticamente tutti estremizzati, si estremizza anche, inavvertitamente, la concezione che si dà di noi stessi.
Rischia di diventare un discorso banale e materialista. O addirittura edonista. Per non parlare del morboso “mens sana in corpore sano”. Ma in fondo l’equilibrio è ciò che va ricercato. E l’equilibrio si guadagna con il tempo a cui dare spazio. E se già viviamo una vita mentalmente squilibrata non potremo pretendere di avere un equilibrio infuso in noi.
Il corpo non è un optional. È la casa dei nostri sogni. E come ogni casa, chiede cura, rispetto, ascolto. Non ossessione. Non abbandono. Equilibrio.



