Il professore torinese Gianni Rondolino ha scritto nel suo manuale di Storia del Cinema questa definizione di Nouvelle Vague: “fu certamente un modo nuovo di usare il cinema come strumento di rivelazione del reale, al di fuori delle regole codificate dello spettacolo tradizionale”; e certo il valore di “novità” che il movimento cinematografico porta nel nome, è apparso fin da subito, nelle sale cinematografiche, agli spettatori che accorrevano curiosi e affamati di pensieri nuovi.
Parigi, 1959. La Francia sta vivendo un momento che si potrebbe definire “di transizione”, la guerra fredda è agli ultimi sussulti, il conflitto in Algeria ha provocato molti contrasti interni; i film e il cinema diventano strumenti per definire una nuova identità morale nella nazione.
Nella capitale ha preso piede il movimento della Nouvelle Vague, è un nuovo corso e una nuova identità; i colleghi registi François Truffaut e Claude Chabrol (con l’aggiunta di Rivette e Romher) sono tutti legati alla rivista Cahiers du Cinéma e seguono la nuova strada con interesse, mettendo in scena così nuove idee e qualche nuovo film.
Solo il loro amico Jean Luc Godard, che è critico cinematografico e autore di diversi articoli, non si lascia convincere a usare la macchina da presa. Ma in seguito cede e dalle sue mani nascerà “Fino all’ultimo respiro”: la pellicola diventerà il simbolo della Nouvelle Vague e cambierà per sempre il modo di fare cinema.
Il regista di origine americana Richard Linklater ha una vera e propria passione per il cinema europeo ed è un talento che agisce al di fuori dei grandi circuiti statunitensi: di solito cerca il volto di attori poco noti, e così è stato anche questa volta per la ricerca di un volto somigliante a Jean Paul Belmondo e di un’attrice dai capelli biondi corti come Jean Seberg.
Nouvelle Vague
di Richard Linklater
paese: Francia 2025
genere: commedia
interpreti: Guillaume Marbeck, Zoey Deutch,
Aubry Duilin, Adrien Rouyard, Antoine Besson
durata: 1 ora e 45 minuti
giudizio: interessante-bello


