Prima lettura
Dal primo libro di Samuèle
In quei giorni, il Signore disse a Samuèle: «Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuèle fece quello che il Signore gli aveva comandato.Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuèle: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore».Iesse fece passare davanti a Samuèle i suoi sette figli e Samuèle ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuèle chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuèle disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto.Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuèle prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.
Salmo Responsoriale
Sal 22 (23)
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia. R.
Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincàstro
mi danno sicurezza. R.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca. R.
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni. R.
Seconda Lettura
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto in segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto: «Svégliati, tu che dormi,risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà».
Vangelo
Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
COMMENTO della IV Domenica di Quaresima “Laetare”
A CURA DELLA PROF.SSA ACIDE ELISABETTA
“Il Signore vede il cuore” (prima lettura). Dio guarda il cuore “vede” l’uomo.
Dio guarda, vede e sceglie…
Un uomo di un piccolo paese: Betlemme, uno dei figli di Iesse… il piccolo, il pastore, quello che è nei campi con il gregge. Il “prescelto”.
Da uno sconosciuto in un luogo sconosciuto.
Dio “sceglie” con i suoi criteri.
Dio non è “prevedibile” secondo le previsioni e i disegni degli uomini.
Dal deserto alla terra. Dalla terra al re. Da un re ad un altro re.
Un re per “difendersi”, un re per “accomunarsi” agli altri popoli…
E il “piccolo prescelto” obbedisce subito.
Eppure, il primo re di Israele che apparentemente era “bello, alto, affidabile”, in realtà, in più di una occasione, non si è “fidato” di Dio, ha seguito le sue “velleità”, non i disegni di Dio. Non dimentichiamo che nella Bibbia, la figura del re, è il “servo di Dio”, colui che “in nome di Dio”, governa il Suo popolo, dunque Saul (primo re di Israele, scelto da Dio ed unto da Samuele), non ha prestato fedeltà alla sua missione, non ha osservato la volontà di Dio.
E Samuele lo ammonirà: “Oggi il Signore ha strappato da te il regno d’Israele e l’ha dato ad un altro migliore di te”(1Sam 15,26-28).
Samuele tentenna… non vorrebbe andare da Iesse, è timoroso dell’ira di Saul, che seppur “rigettato da Dio”,siede ancora sul trono, difenderà in ogni modo il “suo potere”,anche con i tentativi di uccidere Davide.
Dunque, è Dio che sceglie il nuovo re, l’iniziativa è di Dio.
Bellezza, imponenza, statura (Eliab), scartato.
Ce ne sono altri, “passano” tutti davanti al profeta. Scartati.
Dio guarda “altro”, il “cuore”.Non si lascia ingannare Dio, rifugge l’ “apparenza”, lui ama le “profondità”,scende al “cuore”.
Non possiamo non ricordare che nella Bibbia il “cuore” è la sede della “ragione e della volontà”, il “centro” della persona, il suo “sacrario”.
E Dio “vede” nel “segreto” più profondo del cuore, in quella “profondità” dove l’uomo non può scendere.
Dio “sceglie”, il lontano, quello che non viene fatto “sfilare” davanti al profeta, il “piccolo”, forse il meno “considerato” come “degno di nota”, eppure il testo lo descrive: “fulvo, con begli occhi e bello di aspetto“ (cfr. v.12)… e questo “fanciullo”, quando comparirà davanti al filisteo Golia susciterà anche la sua derisione.
Eppure Dio lo sceglie.
Affascinante Dio, che “vede” ciò che l’uomo non “vede”, che apprezza ciò che l’uomo non apprezza, che ama ciò che l’uomo non “coglie”: la profondità e la purezza di cuore.
Le “vie di Dio”…
Dio “vede” l’ “io”. Non ci dice il testo che cosa ha visto in Davide, ma ci dice: “lo Spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi”(cfr. v.13).
Dio che “irrompe” nella vita dell’uomo.
Dio “sceglie” con le sue “scelte” incomprese dall’uomo, con la vista che non ha l’uomo, con i criteri di quella “preferenza” che non è dell’uomo (Abele,Giacobbe,Geremia,Gedeone,Mosè, Abramo…).
Dio “sceglie” ed apre gli occhi dell’uomo alla “luce”, prova ad educare a “vedere” con il suo sguardo, con quella profondità degli occhi che passa l’apparenza, che “vede” la verità, la “purezza” che “abita” il cuore.
La verità che illumina, che “fa vedere”.
E San Giovanni (Vangelo), “illumina” il capitolo 9, con quella “luce” che “fa vedere”.
Non un “semplice” miracolo, un racconto complesso… non bastavano pochi versetti… un altro incontro di Gesù.
Quarantun versetti… dunque, la cosa è importante.
L’evangelista ha “costruito” una “strada” articolata per descrivere l’episodio che ha per protagonista un “cieco nato”. Lo incontra subito, Gesù, al versetto 1… “passando, vide”.
Un Dio che “passa”, “vede” e si “commuove”… si “muove a compassione” nel vedere l’uomo.
L’ “emozione” di Dio nel “vedere” l’uomo.
L’uomo solo, cieco…
Il “desiderio” di Dio di “guarire” l’uomo.
Dio ha “desiderio” del bene del’uomo.
Gesù Vede, si avvicina, ha a cuore quel “cuore” dell’umanità.
Occasione di domande,interrogazioni,dubbi, richieste… e Gesù non si sottrae alle spiegazioni: prima i discepoli, poi al gente,infine i farisei…
La discussione, la colpa, la malattia… quasi un “processo” a Gesù stesso… tre “parti” (primo grado, secondo grado e cassazione per usare il linguaggio giuridico contemporaneo).
Gesù “osserva” le fese dell’anno ebraico, è a Gerusalemme per la festa delle Capanne ( San Giovanni lo indica al capitolo 7 ed al capitolo 8) e qui incontrerà l’adultera, prima di arrivare sulla strada farà l’incontro con la Samaritana ed ora, nel suo “vagare” verso il Tempio “vede” il cieco dalla nascita.
L’uomo, è lì, immaginiamo sia il suo “posto abituale”… da lì passa tanta gente… è lì seduto, qualcuno lo vede, qualcuno neppure lo nota… eppure Gesù lo vede e forse si ferma, tanto da suscitare una sorta di “interrogativo” teologico-morale da parte dei discepoli.
Gesù non si sottrae, ma prima di “compiere quel miracolo”, in realtà lo manderà a lavarsi nella piscina, dedica tempo al ragionamento ed alla “spiegazione”.
Difficile spiegare la malattia con la teoria della “retribuzione”, con la “ricerca della colpa”, e Gesù è chiaro: “Né lui né i suoi genitori” e si dedica all’opera del “fango”.
Pochi ingredienti: saliva,terra, acqua… qualche “passo”, una “camminata”.
“Mandato”.
Da uomo seduto al margine della strada a uomo inviato.
“Va’ a Sìloe e làvati!”.
Non andrà “solo”, sarà “accompagnato”… lui è cieco.
Si “affida” a quella parola, si fa sorreggere da Qualcuno, con il suo bastone… va…all’acqua…
Incamminato.
Ha speranza.
Ancora non “vede”, ma ha “fiducia”.
Quella terra… quello sputo… come quella “scintilla” che chiama dalla terra, “a immagine e somiglianza”.
La luce… per chi mai l’ha conosciuta.
“Cieco dalla nascita”.
E il cieco vedrà.
Stupore, meraviglia… ma anche riprovazione, dubbio, incertezza… non può essere, era cieco… e i ciechi dalla nascita non potranno mai “vedere”,,,
Dunque, altri interrogatori, altre dispute, altre prove, chiamati i “testimoni”, i “genitori”…
Gli “interroganti” che non si “interrogano”, che “mettono in discussione” ma non “si mettono in discussione”.
Ma una cosa mi colpisce: quel cieco che prima era “solo”, seduto al margine della strada, ora è circondato da molta gente.
Il “miracolo”.
La “gente”.
Guarito e circondato.
Guarito e’ circondato.
Gesù se ne va… la gente rimane.
Rimane per “curiosità”.
Non sono “interessati” a come è stato guarito, perché è stato guarito, da chi è stato guarito… il loro interesse è: sarà davvero lui?
Giovanni nel suo vangelo, proprio in questa occasione, usa la parola “schisma”, divisione.
L’evento non provoca “meraviglia”, “stupore”, “felicità”… provoca “divisione”…
Dunque la “divisione”… ed ancora l’invito a “raccontare”…
Ed ancora… la questione del “giorno”.
Ma come? Ha “guarito di sabato”?
Ed ancora altra discussione… l’ex cieco non ha pace… ricomincia il racconto… fango, sputo, acqua della piscina.
Scisma.
E si “gioca” la scelta: accettare che Gesù ha guarito, dunque “riconoscerlo” o “accusarlo”, portare avanti la teoria della “divisione”, della “colpa”.
E quella “gente”, quei “farisei” adesso si “compattano” contro Gesù: la “colpa” è sua.
Non è servita la parola di Gesù: “Né lui né i suoi genitori”… nessuna colpa…
In questo sono tutti d’accordo: Gesù ha peccato.
Altra disputa teologica.
Tutti d’accordo: Gesù è un peccatore! E vogliono che il cieco lo ammetta.
Non sono soddisfatti, lo cacciarono fuori.
Di nuovo solo.
“E lo cacciarono fuori”….
Solo. Come prima.
Ma Gesù “seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò…”
Una nota nel versetto che “illumina” la narrazione: Gesù “cerca” e “trova”. Non si limita a “guarire” ed “abbandonare”. Ancora “cerca”.
Cerca.
E in questo “itinerario”, forse san Giovanni evangelista, riprende le parole del suo Prologo… “venne la luce… non l’hanno accolta…”.
Il cieco come Gesù.
Il cieco con Gesù.
Solo. Attorniato di gente curiosa e poi nuovamente solo.
Buio, luce, buio.
Ma quella “luce”, non sarà spenta.
Gesù il “cercatore” farà ancora delle domande a quell’uomo, le stesse che fa oggi agli uomini ed alle donne, alla Chiesa: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”.
“Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!»”.
Il “Figlio”, l’Incarnato, l’Inviato.
Colui chiamato a “risanare”, ad “aprire gli occhi”.
Credo… “e si prostrò dinanzi a lui”.
Un uomo che “vede”.
Un “uomo cercato” e “amato” che “crede”.
Un uomo “rinato”, “ri-creato”, “ri-chiamato” ad una vita luminosa.
Un uomo “venuto alla luce”, senza “luce”, ora è “illuminato”, “vede”.
Come quel “fango”, quella terra che chiama alla vita…(Genesi).
La “chiamata” e la “permanenza” di Dio con l’uomo, della sua Luce con la nostra vita.
Gesù lo cerca, non lo lascia solo… lo trova, gli parla.
Gesù non è “indifferente”, non guarisce e se ne va… torna, ritorna, chiama, cerca, trova…
Miracolo e Parola.
Il cieco ora “vede”, ma la sua vista passata attraverso l’ascolto.
“Vai e lavati”… ascolto e vista.
La Parola che salva, che guarisce, che “fa vedere”.
Luce e Vista.
Gesù “oltre il sabato”, per la Vita.
Un Dio con l’Amore negli occhi che “apre” gli occhi dell’uomo all’amore.
Un Amore che fa “vedere la luce”(seconda lettura). Una “Luce” che non solo illumina, ma fa “vedere” la bellezza, la vita, l’umanità. Fa “guardare” con quegli occhi oltre l’apparenza. La “luce” che conduce alla giustizia, alla bontà, alla carità.
Essere nella luce è dono di Dio, è essere in “pienezza”, è camminare verso la Verità, nella Verità, come quel cieco…
San Paolo elargisce il complimento più bello agli Efesini: “siete nella luce perché avete Cristo”.
“Comportatevi da figli della luce”: non basta “essere nella luce”, la differenza la fa il “comportarsi”.
Bontà (agathôsynê), giustizia (dikaiosynê) e verità (alêtheia, fedeltà)… per “piacere a Dio”.
Amore a Dio ed amore al prossimo.
Bella questa “illuminazione”, che aiuta a “discernere” il bene e non “cadere” nelle tenebre.
Scelta di Cristo che è “luce”, che chiede di “farsi illuminare”, per “convertirci” alla luce.


