Gesù “guarda” le folle. Non le analizza, non le giudica: le “sente”. Sente la loro stanchezza, il loro smarrimento. È la compassione che muove tutto: prima ancora della parola, prima ancora dell’invio, c’è uno sguardo pieno di tenerezza.

Gesù vede la messe abbondante e pochi operai. Ma la sua prima risposta non è organizzativa: è la preghiera. Ci chiede di pregare il Signore perché mandi operai.

Chissà quante volte, di fronte ai problemi della Chiesa, cerchiamo soluzioni umane dimenticando che ogni vocazione, ogni conversione, è un dono che viene dall’alto. Ci fermiamo mai, nella nostra preghiera quotidiana, a chiedere al Signore operai per la sua messe? È una domanda semplice, ma seria.

Poi viene l’annuncio: “Il regno dei cieli è vicino!”. Non una dottrina astratta, ma una notizia buona, urgente, gioiosa. Dio è qui, ti ama, bussa. E noi? Siamo davvero convinti di questa bella notizia, o la portiamo come un peso? Prima di annunciarlo agli altri, l’abbiamo davvero accolto per primi nel cuore?

La cura viene dopo, ma è inseparabile dall’annuncio: guarire, risuscitare, purificare. Parole grandi, certo. Ma nella concretezza del quotidiano significano: farsi presenti, ascoltare chi soffre, non lasciare nessuno solo. Essere mani e labbra di Cristo per chi abbiamo accanto. Se lo facciamo davvero, vedremo resurrezioni, non nei cimiteri, ma nei cuori di chi aveva smesso di sperare.
E infine, la gratuità: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Il discepolo non tiene il conto, non aspetta compensi, non cerca visibilità. Sa solo che ha ricevuto tutto, la vita, la fede, la salvezza, come dono immeritato. Come potrebbe trattenerlo? Come potrebbe farlo pesare?

Chiediamo oggi la grazia di essere poveri abbastanza da dare tutto, liberi abbastanza da non attenderci nulla in cambio, e ardenti abbastanza da non smettere mai.

Mt 9,36-10,8

In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!». Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino.
Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».