(Editoriale)

Quando due sposi vengono a sapere che di lì a nove mesi diventeranno genitori, le loro attenzioni si rivolgono tutte alla creatura; dal grembo materno l’accompagneranno con la qualità d’amore che solo loro sanno dare, a prezzo di tanti sacrifici. La vita da genitori è orientata a come preparare i figli al futuro, e quale futuro preparare per loro. Crescerli in salute affinché superino le tappe dell’età, farli studiare per un posto nella società, lavorare sodo per assicurare loro un livello di vita dignitoso, formarli spiritualmente perché imparino a collocare al giusto posto i valori che contano e a guardare in Alto.

I genitori chiedono con insistenza quale futuro è stato preparato per i bambini e giovani di oggi, dopo due anni di gestione della pandemia. Studi specializzati dicono che imperversa una crisi mondiale della salute mentale, e che nel nostro Paese 1 adolescente su 4 ha sintomi di depressione e 1 su 5 manifesta disturbi d’ansia. Tutto ciò è un’ipoteca sul futuro dei nostri ragazzi.

Non ci piace dire che “lo avevamo detto”, ma in verità lo avevamo scritto fin dagli albori della pandemia, quando le nostre vite erano confinate in quattro mura e le limitazioni spinte al massimo. Dalla crisi economica provocata dai lockdown, scrivevamo, ci saremmo risollevati con enorme fatica e a un costo elevato, ma dalla crisi psicologica sarebbe stato ancora più difficile e più lungo nel tempo.

I nostri ragazzi avranno maggiori difficoltà nelle relazioni di domani e una salute mentale più fragile. Le loro condizioni ci preoccupano seriamente, come ci preoccupa il poco che viene fatto per loro. Il mancato “bonus psicologo” è solo un piccolo esempio.

Non possiamo non guardare ai giovani con la compassione che meritano e sostenerli con la forza che abbiamo. Non possiamo non rammaricarci per aver permesso che a loro fossero rubati due anni di vita e ipotecati altri anni a venire. Non possiamo non chiedere scusa per essere stati incapaci di proteggerli e di gridare, quando era ora, che nulla avrebbe potuto veramente salvarci se avessimo lasciato naufragare la gioventù. Recriminare serve a poco, ma riconoscere gli sbagli serve a molto.

Adesso tutte le energie devono essere messe al servizio dei giovani che hanno patito nel corpo e nello spirito questi due anni, e delle loro famiglie, che arrancano troppo sovente in solitudine per recuperare il tempo perduto.