Resilienza contro il “Covidish” e la 3a ondata

(Fabrizio Dassano)

È arrivata puntuale per l’ormai imminente Pasqua la variante inglese, che pare farla da padrona anche qui da noi. Il mio ex vicino si è ulteriormente blindato in casa, con la barca nascosta tra il fogliame pronta al varo per puntare verso oriente (pare ciò avverrà intorno al 15 marzo).

Nell’attesa, si è fatto una tuta piena di legacci con cui lega mazzette di fieno e rami secchi e va in giro in quel modo. È convinto che così conciato (mimetizzato, asserisce lui) il perfido “Covidish” (“Covid British”) non lo possa trovare. Nel frattempo per il suo compleanno (ci fa sapere tramite il solito foglietto di carta, questa volta appallottolato e lanciato sul mio balcone con un sasso all’interno) gli è stato recapitato dal corriere un regalo. Ha aperto il pacco e ne è uscito un “salvacane”, cioè un giubbotto salvagente per il cane Penny, futuro ammiraglio della sua immaginaria squadra navale.

Lo ha provato a infilare al quadrupede, scoprendo che è fatto come quei mantelli che si legano sul dorso in inverno ai cani, soprattutto gli esemplari dalla schiena lunga. Quello del mio ex vicino invece è di materiale galleggiante arancione. Il cane lì per lì era abbastanza divertito per la novità poi si è messo a saltare come quando si sella per la prima volta un cavallo, fino a che non se l’è levato.

Altro problema affrontato riguarda lo sbarco e l’imbarco del cane. La questione è sorta dalla lettura che il mio ex vicino ha fatto della relazione vergata 210 anni fa dal colonnello Alessandro De Rege Gifflenga (nativo di Tronzano Ver-cellese), in merito allo sbarco (fallito) durante la prima battaglia dell’isola di Lissa il 13 marzo 1811. Agli ordini del comandante francese Bernard Debourdier, la flotta italo-francese di Bonaparte sfidò invano la squadra della Royal Navy di William Hoste. Diciamo che finì “a schifìo”.

Comunque il mio ex vicino afferma testuale: “Se dal molo non ci sono problemi perché la murata è solo alta una quarantina di centimetri e lo sforzo è coronato dalla presenza di un ampio sofà, il problema riguarda la ‘sosta bagno’, cioè sbarco e imbarco del cane dall’acqua. Lì però la murata è alta più di un metro”.

Il mio ex vicino infatti ha allestito una segheria occulta nel sala della sua abitazione, sala ormai piena di segatura che non smaltisce per non dare troppo nell’occhio. In questa segheria sta realizzando una boa da cani. Su quel galleggiante poggerà una passerella che arriverà alla sommità della murata. Ha pure affrontato il problema di come raggiungere la boa se non si tocca il fondale con le zampe. E così crede di averlo risolto: “Una seconda boa cane, munita di cassone d’affondamento, la immergerà parzialmente a circa 50 cm. sotto il pelo d’acqua, ed essendo unita alla prima boa cane, il rientro a bordo sarà pienamente garantito”.

E’ del tutto palese che i danni psicologici da Covid-19 stanno decisamente aumentando.

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