Foto: Da sinistra: Romano Gazzera, Giorgio De Chirico, Sergio Vacchi, Corrado Cagli, Renato Guttuso e Antonio Porcella a Roma nel 1975, in occasione della mostra “Omaggio a De Chirico”.
“In questa casa, sulla terrazza del Canavese, ove incontrò le nuvole e le ginestre, Romano Gazzera dipinse e scrisse serenamente per la felicità del mondo. Il Comune e i cittadini di Andrate con gratitudine. 2 agosto 1992”. La targa che riporta queste parole è ad Andrate; la casa in questione è Villa Gazzera. “Ad Andrate Gazzera acquistò una splendida casa e ne fece la sua principale dimora. Scoprì il ridente centro dell’alta Serra negli anni cinquanta. Lo frequentò dapprima d’estate, poi vi abitò quasi stabilmente, fatta eccezione per qualche breve periodo dell’anno trascorso a Torino. I cieli alti della Serra, sulla dorsale in cui il più grande baluardo morenico d’Europa divide il Biellese dal Canavese, gli alberi e i fiori della collina lo affascinavano” (Eco di Biella, 30 luglio 1992).
Romano Gazzera nacque a Ciriè il 18 agosto 1906 da Bianca Gerardi, proveniente da una famiglia ciriacese di origini francesi, e da Pietro, Generale dell’Esercito italiano, nato a Bene Vagienna l’11 dicembre 1879 che, dopo aver studiato alla Regia Accademia Militare, frequentò la Scuola di guerra di Torino. Partì volontario per la Guerra italo turca e si meritò la medaglia d’argento al valor militare “per l’abilità e l’ardimento spiegati nella condotta della batteria in ripetuti combattimenti”. Prese parte al primo conflitto mondiale in seno al Comando supremo e ciò gli permise di entrare in contatto con Pietro Badoglio che lo scelse tra i plenipotenziari italiani che trattarono con l’Austria Ungheria l’armistizio di Villa Giusti che pose fine alla guerra.
Nel 1929 fu nominato Ministro della Guerra, incarico che mantenne fino al 22 luglio 1933 quando fu costretto alle dimissioni da Benito Mussolini che intese avocare a sé il controllo dei ministeri militari. Il 30 ottobre 1933 fu nominato senatore del Regno e ricoprì importanti incarichi in diverse commissioni parlamentari. Nel 1938 fu inviato in Etiopia nella veste di Governatore del Galla e Sidama e nel 1940 assunse il comando delle forze armate delle colonie durante la Campagna dell’Africa Orientale Italiana; nel luglio 1941, dopo essere stato per alcuni mesi viceré d’Etiopia, si arrese alle truppe inglesi e belghe e si consegnò come prigioniero di guerra. Fu rimpatriato nel settembre 1943, dopo la firma dell’armistizio di Cassibile. Sottoposto all’Alta Corte di giustizia per le sanzioni contro il fascismo, fu prosciolto dalle accuse; morì a Ciriè il 30 giugno 1953.
Romano subì fin da subito le pressioni dei propri genitori e fu costretto ad iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza al fine di intraprendere la professione forense, attività che svolse in modo saltuario, tanto che il padre lo minacciò di togliergli l’appannaggio mensile in quanto scoprì che non frequentava lo studio dove avrebbe dovuto svolgere il praticantato.
La sua passione per la pittura intervenne infatti fin dall’età adolescenziale, quando iniziò a ritrarre i familiari ed i compagni di scuola. Nel 1933 conobbe Giorgio De Chirico che affermò: “di quanti pittori ho conosciuto in Italia o fuori, egli è uno dei pochi che mi hanno dato il senso del pittore completo in cui talento, capacità ed intuizioni artistiche, temperamento pittorico, volontà di progresso, sforzo verso il meglio e verso il più bello, si fondono in un’unica volontà creativa. Il grande merito di Romano Gazzera è ch’egli veramente e sinceramente ama la grande pittura”.
Nel 1930 sposò la cantante lirica Graziella Valle e negli stessi anni iniziò la sua attività espositiva, anche se la prima affermazione avvenne nell’anno 1941 a Milano, in occasione di una sua esposizione di varie opere quali sequenze di favole, ritratti e nature morte di densa ispirazione romantica, in antitesi con le correnti ufficiali del Nove-cento pittorico.
Nel 1950 organizzò, insieme a Giorgio De Chirico, la prima Anti biennale, ospitata negli spazi del padiglione della società di canottieri Bucintoro di Venezia e dove espose ritratti di personaggi orientali e scene di battaglie. In tale occasione, i due artisti si trovarono in disaccordo a causa della divisione degli spazi espositivi e interruppero i rapporti per otto anni. Nello stesso anno abbandonò i toni scuri e decise di rappresentare elementi floreali e vegetali di grandi dimensioni con la tempera ad olio; l’idea, maturata durante gli anni trascorsi da sfollato nella casa dei suoceri a Pescia, permise a Gazzera di diventare il caposcuola della pittura neo floreale.
Negli anni Cinquanta del Nove-cento avviò la produzione dei “fiori giganti”, rifugiandosi a dipingere in Costa Azzurra e ad Andrate; il successo arrivò grazie alle mostre di Roma nel 1957 e di New York nel 1959. Divenne famoso anche come ritrattista: posarono per lui, tra gli altri, Papa Paolo VI, Carolina di Monaco, il cancelliere tedesco Ludwig Erhard, Vir-ginia Mondadori, René Clair, Cesare Zavattini, Herbert Marcuse, Danny Kaye, Paolo Stoppa, Memo Benassi, Sergio Pininfarina e Giorgio de Chirico.
Espose in numerose località europee; l’ultima mostra personale fu nel 1984, nei saloni di Palazzo Graneri a Torino, in occasione dei XV Stati Generali dei Comuni d’Europa. Nel 1974 Gazzera pubblicò l’autobiografia “Una vita per un fiore”, dove descrisse il proprio percorso personale e artistico.
Separatosi da Graziella Valle, sposò in seconde nozze Clara Ronco, simboleggiata nelle sue opere da una rosa gigante e che ispirò il libro “La rosa di Clarissa” del 1990: “devo a Clarissa se negli ultimi dieci anni la mia carriera è progredita più che in tutto il resto della mia vita. Non è soltanto la mia guida intelligente nelle mostre, ma con i suoi capelli di fiamma ardente, con il suo giovane portamento snello, con la sua statura longilinea, è modella ideale che suscita in me l’immagine di una divinità greca”.
Romano Gazzera morì il 24 maggio 1985 nel suo appartamento di piazza Vittorio Veneto a Torino, dove oggi ha sede la Fondazione a lui intitolata. Clara Ronco fu promotrice dell’attività artistica del marito e allestì svariate mostre a lui dedicate, sia in Italia, sia in Francia, fino alla sua morte sopravvenuta nel 2013.



