Abbiamo seguito le avventure di Hamnet poco tempo fa, e uno spettro si aggira ancora nelle notti più buie; ma il protagonista della storia di Shakespeare così dubbioso e affascinante ha colpito anche la fantasia degli scrittori e dei cineasti orientali.
Quest’oggi ci spostiamo dal famoso studio Ghibli di Myazaki verso lo studio Chizu situato a Suginami (Tokio), fondato dal regista Mamoru Hosoda (il film di questa settimana è suo), nell’aprile del 2011 insieme al produttore Yuichiro Saito. Secondo Hosoda uno studio cinematografico di questo tipo era assolutamente necessario per poter realizzare le pellicole che aveva in mente.
La trama di “Scarlet” è in parte originale e visionaria: Medioevo in Danimarca. La principessa Scarlet è una guerriera coraggiosa e non ha paura di ciò che le accade intorno, anche se nubi nere si stagliano all’orizzonte. Suo padre, il re (che di nome fa Amleto), viene brutalmente assassinato dal fratello Claudio deciso a usurparne il trono e a sposarne la vedova. Ma la giovane principessa è decisa alla vendetta e, dopo essere stata quasi avvelenata dai suoi nemici, si risveglia all’interno di un aldilà deserto e inquietante.
È una sorta di limbo, un universo sospeso… E qui incontra un giovane, un ragazzo che proviene dal nostro mondo e che come lavoro sulla Terra fa l’infermiere, dimostrando a volte una generosità fuori del comune. La bontà e la determinazione del giovane fanno tentennare i propositi di vendetta di Scarlet; ma quando si troverà nuovamente di fronte allo zio assassino, deve decidere: avvinghiarsi nuovamente all’odio e al desiderio di vendetta, o scoprire l’esistenza di una nuova vita?
Come riporta la Commissione Cei, nel riassunto dell’opera: ”Mentre assistiamo a conflitti strazianti in tutto il mondo, crediamo che trovare l’amore e scegliere di vivere insieme, uniti, sia ciò che ci porterà verso un mondo migliore”.
SCARLET
di Mamoru Hosoda
paese: Giappone 2025
genere: animazione
voci originali: Hana Ashida, Masaki Okada, Koji Yakusho, Tokio Emoto, Munetaka Aoki
durata: 1 ora e 52 minuti
giudizio Cei: consigliabile, problematico, per dibattiti


