La Guardia di finanza di Torino, coordinata dalla Procura della Repubblica del capoluogo piemontese, ha eseguito un sequestro preventivo emesso dal Gip a disponibilità finanziarie per circa 1,5 milioni di euro nei confronti di un commerciante di opere d’arte torinese, indagato per i reati di “dichiarazione infedele” e “autoriciclaggio”.

L’attività d’indagine, svolta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria Torino, si è concentrata sulla ricostruzione dell’effettiva operatività dell’indagato, in particolare attraverso accertamenti bancari e finanziari, individuando conti correnti intestati ai genitori del commerciante ma dallo stesso gestiti in forza di procure speciali rilasciategli sia dal padre, residente da tempo in un altro Paese europeo, dove era peraltro deceduto nel 2020, che dalla madre (classe 1936).

Sui conti correnti in questione sono state riscontrate movimentazioni di denaro per entità incompatibili con gli esigui redditi ufficialmente dichiarati dal commerciante, che sono risultate, in ultima istanza, riferite a vendite non dichiarate di opere d’arte (soprattutto quadri di arte contemporanea, taluni dei quali di rinomati autori), avvenute anche attraverso note case d’asta.

I profitti complessivamente ottenuti mediante tale attività occultata al Fisco sono risultati pari a 3,4 milioni di euro, da cui un’IRPEF evasa di circa 1,5 milioni di euro, corrispondente al profitto del reato di “dichiarazione infedele” contestato.

È stato appurato, inoltre, che parte dell’illecito risparmio d’imposta conseguito è stato successivamente autoriciclato nella sottoscrizione presso un intermediario finanziario di polizze vita dal valore di 1 milione di euro nonché in un investimento immobiliare da 160 mila euro in una località della riviera di ponente ligure.

Il provvedimento assunto a carico dell’indagato è stato emesso durante le indagini preliminari e, pertanto, vige la presunzione di non colpevolezza sino a compiuto accertamento delle responsabilità.